Archive from febbraio, 2009
Feb 27, 2009 - Senza categoria    No Comments

La sfida

Quando esci dalla pancia
già è la sfida che comincia
col bacetto sulla guancia
pe’l sorriso ci si trincia
e si lincia la bambina
che non ti dà per prima
il dolcetto tanto ambito
e ti sfida a perdifiato
a donargli la salita
a iniziare la sua vita
cominciando già condito
di gustoso senso occulto
ricordando poi, da adulto
con la nuova che si fida
che maneggia la tua spada
e che accetta la tua sfida
quando credi sei arrivato
non sei primo, sei malato
di goduria anticipata,
dalle sotto alla tua amata
non lasciarla a metà strada,
ma ti cede l’ armatura…
or tu spieghi al nuovo nato
l’altra gara di natura
che di lingua va sfidata
se non vuoi la fregatura
di una rima mal baciata
di una lei disorientata
dal tuo essere coniglio
non averla accontentata
ma di averle dato un figlio…
e la sfida non demorde
in vecchiaia, sulle corde
per non far alcuna magra
che ricorri a san viagra
e t’ aiuti col disprezzo
sulla lingua disegnato
a dir donne di peccato
e sfidarne grande il prezzo
ma senz’asta né bandiera
la speranza resta floscia
ogni cosa ormai s’ammoscia
pur che donna si fa nera
e ti taglia ogni calore
con la falce la vecchietta
ti si ferma dunque il cuore
lei ti tiene stretta stretta
e la sfida segue altrove…

Feb 27, 2009 - Senza categoria    No Comments

Dono

Se incompreso è il dono d’un sorriso,

ama e taci. Il dissetar di pace

è viva, affollata solitudine.

Feb 22, 2009 - Senza categoria    2 Comments

DANIELA E LA FIABA DEI PENSIERI ERRANTI

«Ti racconterò qualcosa… non ho mai avuto il coraggio di farlo, di dirlo a nessuno.» Tende le orecchie; il lettino è immobile, sotto il nulla c’è il suo respiro. Insiste: «Solo a te svelerò il segreto piccola mia.» “La voce le giungerà in qualche modo”, pensa, ne è certo: il silenzio è falso, è gonfio d’amore. Si evince di speranza dai pensieri che getta fuori: «La materia è viva, ne fai già parte… ne faremo parte!» La ragazza non obietta, magari potesse! Le svela: «Esiste tuttora questa magia, nel sempre e nell’ovunque… dai più remoti angoli i suoi aliti di vita e i soffi di coscienza raramente arrivano; se ne intuisce l’esistenza.» Uomo e nipote si fronteggiano, lei è meno bianca del candido immacolato lino; ha il volto screziato di scetticismo: così la vede; si convince d’udirne la voce: «Nonno ti ascolto, dimmi.» «Sai cosa sanno di noi?», le chiede. «Cosa vuol dir sapere?», risponde lei argomentando così: «se sono intelligenti al massimo avranno teorie!» Con lei usa ciò che crede saggezza: «Sanno; non pensano, sono parte d’ogni sostanza e delle possibili alchimie.» Il volto senza pieghe gli sorride; generoso dona speranze a quell’anima sola che s’appiglia alla propria fantasia sperando che le note del suo impegno riescano a scuoterla. «Non disperare», dice disperandosi. Partorisce parole di terzi a loro dirette: «in questo momento solo noi sappiamo, l’uomo in terra crede di creare, scoprire… bada!», ammonizioni supreme, «chi sei uomo per tentare l’ordine? Per titolare la vita?», l’aria asettica non la sopporta, eppure ascolta ciò che gli viene da dentro, «Cosa pensate di voi che date un nome a tutto, anche al creatore?» Tossisce, ma subito si pente d’averlo fatto, «Morire per te sarebbe bello se fosse utile ma non è così…», dice, poi qualcuno usa la sua voce. «Raccontale di noi.», e lui continua lentamente: «Ogni caos è un prodotto possibile, ogni fenomeno è un possibile caos, dovresti averlo capito.», la voce di giovane donna diviene viva: «Nonno!», l’ascolta reale nella sua mente; le lacrime scorrono sul volto indurito dai fatti «sono grande ormai… basta favole!» Gli occhi dell’uomo fuggono tra cespugli mal curati, mossi dal maremoto delle emozioni. «Le formiche non sanno di esistere», dice all’aria, cerca in giro. «eppure hanno una struttura sociale funzionante, e non si domandano perché ogni tanto qualcosa distrugge il loro mondo, credono a quei fatti ineluttabili come noi crediamo i nostri cataclismi.» Aspetta nel tempo incerto sinché ne ode la voce: «Dove vuoi andare a parare?» Proprio come diceva lei! Dolci melodie di ricordi, «Le tue solite fiabe? Ancora! Ai tuoi tempi hai mai vissuto la realtà?» «Giovane stellina mia», risponde ai suoi pensieri «il tempo che passa fa pensare a dove andremo, se andremo!» Lei ribatte: «Cosa c’entra con ciò che hai detto?» Rammenta bene, lui, le discussioni sul senso della vita; facile simularne le perplessità, «Che c’entra? Quale è il nesso con la tua storia?» È proprio la voce di lei! Ma le labbra non si muovono e il tempo passa. «Rispondimi tu adesso, rispondi davvero, non sei morta lo so! Da qualche parte ascolti e vedi, e parli con l’aria e con l’acqua, e sai che ho ragione, che la vita in ogni cosa non è una favola, anche le mie lacrime sono vive.» La sostanza che quell’uomo forte si è dato va sfaldandosi, viene via sciogliendosi a pezzi e nella sua mente restano solo mostri senz’anima. Hanno aperto la finestra, se ne è accorto dall’aria fresca; la vista esiste solo per la sua bambina già donna; gli rimane lei…e questi strumenti che la sostengono, fabbriche di falsi soffi e di umane speranze. Ripensa alle macchine, che tradiscono chi le ha costruite donando la morte indistintamente, «Sei viva!», carezza la sua fronte prima di uscire; si è arreso alle pressanti attenzioni di chi non lo conosce dentro…

Lo stomaco chiuso non accetta cibo, solo calmanti. Senza lacrime e senza lei di fronte è ancora più dura. Medici ed infermieri si prodigano, gliene è grato in silenzio; ricorda del suo mettere tutto nero su bianco, definivano strambe le sue teorie sull’evoluzione dei pensieri nell’anima, delle loro migrazioni. «Roberto dove sei?», ad alta voce, «figlio mio adorato te ne sei andato, ve ne siete andati…Daniela è lì incerta nel guado, la trattengo io amore… non ti preoccupare!» Ha ripassato per ore le teorie sulla premorte; i risultati di ricerche reali, serie, sui resuscitati da coma profondo. E poi sul romanzo scritto di suo pugno sulla fantastica fiaba dei pensieri erranti, specie nell’acqua, fonte universale di vita; passata a suo dire da viaggi siderali a composti organici per sangue cuore e cervello. “Daniela non diverrà polvere”, pensa nel rivedere il suo corpo non alto, i suoi fianchi prominenti, lo sguardo disattento al di là delle comprensioni umane. È stremato dopo tre giorni e tre notti passati così; si adagia sul lettino posto a sua disposizione, crolla nel sonno sprofondando oltre il consentito; scivola passando il tempo dei suoi quando, vede lo spazio dei suoi dove. Vorrebbe descriverlo ma non ha penna, né tastiera. «Cosa cerchi?» Delicate rugiade su petali di fiori gli parlano. «Cosa sei venuto a fare? Fuggi via da qui…» Un’altra voce che lui riconosce avverte: «Ancora non hai varcato la dimensione, non farlo, sei in tempo; chiunque l’ha fatto s’è perso contaminando i pensieri puri di semplicità con i drammi delle preoccupazioni.» «Devo trovare la Verità, gliela voglio raccontare affinché Daniela si svegli e possa compiere il ciclo di vita.» «Ricorda che non sei in un sogno.», gocce di sudore gli parlano. Il vapore che vien su afferma: «E che questo lo ricorderai, e nessuno ti crederà» «No non è vero!» Risponde l’acqua del bagno dell’ospedale dove si era specchiato il giorno della tragedia: «Ti crederanno tutti, sì; ma ti crederanno pazzo!» La voce termina gorgogliando in un vortice; lui d’istinto la segue, sprofonda con lei sino all’oceano delle idee: ne è pregno, non affoga, anzi si disseta finalmente conscio della via. S’incammina nel labirinto infinito ove s’amplifica combina e deforma ogni piccolo ricordo. «Ci sei riuscito!», è la sua voce « Mi hai trovata, sono qui, fermati ormai. Cosa hai da fare? Mamma e papà sono volati… resta con me nonno!»
La boccetta vuota sul pavimento proprio sotto la sua mano fa capire il peggio; lo portano di corsa in rianimazione; il sorriso sereno va oltre il trauma della tragedia, lo stato di coma profondo viene diagnosticato senza dubbi: Daniela e suo nonno attendono insieme il verdetto della fiaba…

Feb 22, 2009 - Senza categoria    No Comments

La follia dei tempi umani

http://romaeuropawf.myblog.it/archive/2009/02/02/il-viaggio-di-rovere.html

Questo sopra è il link del mio incipit con cui ho partecipato al concorso 100words.
Lo posto poiché ritengo che possa interessare a qualcuno, anche se i termini temporali stiano per scadere.
Sono più che interessanti anche gli altri tre concorsi. Qualche post è comico, altri sono buffi.
Vorrei fare dei ringraziamenti: in questi ultimi mesi si sta delineando di fronte a me un percorso deciso, diverso da quello iniziato circa due anni fa quando da un mio ricorrente ricordo carico di nostalgia una parola di una persona cara scatenò lentamente il riverbero della mia innata passione.
Il mio ringraziamento va a lei e a coloro che ho incontrato nei vari siti, sulla via di un mio ricercato perfezionamento, persone che condividono la mia stessa passione. E a quegli altri che ho conosciuto ed ho iniziato ad apprezzare, a cui non piace semplicemente leggere, ma sanno cogliere i fiori delle profondità dell’animo umano.
Sto riprendendo in mano i miei “grandi” lavori; specie il primo mi sta succhiando tempo ed anima, ci metto passione ma la suddivisione dei miei impegni è eccentrica, folle e lunatica. Avrò sempre meno tempo per cullarmi tra le onde web.

Feb 14, 2009 - Senza categoria    No Comments

Plagio

Vane Pirro irretir d’oro a’ rime,

sazie tali a’ ringhio de’ mortali,

astri e prime denudar cotali.

Feb 14, 2009 - Senza categoria    5 Comments

Il mio giardino

 

 

Sogni, colori di carta,
neri profumi da incanto.

Lì si verga passione,
e l’amore che non c’è.

Muta di spore,
migrano fiori
orfani nell’io.

Feb 13, 2009 - Senza categoria    3 Comments

Re: Amore

L’ho rivista nella mente la dolcezza che stamani,
e di bravura non assente, m’hai postato a notte fonda…
Quel pensiero ben riposto non vorrei tu lo confonda
con il sesso ad ogni costo.

È solo tanta vibrazione
che dal cuore giunge ardita
e sfiorarla con le dita
non è sogno ma canzone
che rigiro nella mente.

A me fai bollire il sangue,
e non langue il desiderio…
non fa niente se sei assente
se mi pensi, dolce amante.

Feb 7, 2009 - Senza categoria    4 Comments

Scrivere: a cosa serve un blog?

Non ho mai voluto aprire un blog prima d’ora. Perché? Mi son sempre chiesto a cosa servisse: ora lo so!
Non serve solo a sfogarsi, a parlare da soli. Non deve ritenersi utile solo al banal scopo di autocommiserarsi.
Io lo usero per promuovere le mie “finite” capacità, pensa tu che roba, che gente…che c’è in me! Ci posterò cose da me immaginate, e se richieste ( quando già non ci sono ), ci apporrò anche le spiegazioni. Ho scritto questo perché il secondo post, cioè la poesia, nel forum dove l’ho apposta l’ho dovuta più o meno spiegare; mentre l’incipit del “Il viaggio di Rovere”, primo post, ha la sua descrizione nell’apposito contest per cui l’ho creato, cioè il concorso 100words.
Insomma, ogni tanto porterò qui qualcosa, per me e per qualche malcapitato che magari per disgrazia ci si ritroverà!

Feb 2, 2009 - libri e fumetti    5 Comments

originale

Attenzione! La paranoia potrebbe essere contagiosa…




Originale


Pecca silente, lesta la mesta,
unti co’ rosso stormo di scuri.

Geme di sale tratta da costa,
caccia sì bestia patiti ne’ muri.