Feb 22, 2009 - Senza categoria    2 Comments

DANIELA E LA FIABA DEI PENSIERI ERRANTI

«Ti racconterò qualcosa… non ho mai avuto il coraggio di farlo, di dirlo a nessuno.» Tende le orecchie; il lettino è immobile, sotto il nulla c’è il suo respiro. Insiste: «Solo a te svelerò il segreto piccola mia.» “La voce le giungerà in qualche modo”, pensa, ne è certo: il silenzio è falso, è gonfio d’amore. Si evince di speranza dai pensieri che getta fuori: «La materia è viva, ne fai già parte… ne faremo parte!» La ragazza non obietta, magari potesse! Le svela: «Esiste tuttora questa magia, nel sempre e nell’ovunque… dai più remoti angoli i suoi aliti di vita e i soffi di coscienza raramente arrivano; se ne intuisce l’esistenza.» Uomo e nipote si fronteggiano, lei è meno bianca del candido immacolato lino; ha il volto screziato di scetticismo: così la vede; si convince d’udirne la voce: «Nonno ti ascolto, dimmi.» «Sai cosa sanno di noi?», le chiede. «Cosa vuol dir sapere?», risponde lei argomentando così: «se sono intelligenti al massimo avranno teorie!» Con lei usa ciò che crede saggezza: «Sanno; non pensano, sono parte d’ogni sostanza e delle possibili alchimie.» Il volto senza pieghe gli sorride; generoso dona speranze a quell’anima sola che s’appiglia alla propria fantasia sperando che le note del suo impegno riescano a scuoterla. «Non disperare», dice disperandosi. Partorisce parole di terzi a loro dirette: «in questo momento solo noi sappiamo, l’uomo in terra crede di creare, scoprire… bada!», ammonizioni supreme, «chi sei uomo per tentare l’ordine? Per titolare la vita?», l’aria asettica non la sopporta, eppure ascolta ciò che gli viene da dentro, «Cosa pensate di voi che date un nome a tutto, anche al creatore?» Tossisce, ma subito si pente d’averlo fatto, «Morire per te sarebbe bello se fosse utile ma non è così…», dice, poi qualcuno usa la sua voce. «Raccontale di noi.», e lui continua lentamente: «Ogni caos è un prodotto possibile, ogni fenomeno è un possibile caos, dovresti averlo capito.», la voce di giovane donna diviene viva: «Nonno!», l’ascolta reale nella sua mente; le lacrime scorrono sul volto indurito dai fatti «sono grande ormai… basta favole!» Gli occhi dell’uomo fuggono tra cespugli mal curati, mossi dal maremoto delle emozioni. «Le formiche non sanno di esistere», dice all’aria, cerca in giro. «eppure hanno una struttura sociale funzionante, e non si domandano perché ogni tanto qualcosa distrugge il loro mondo, credono a quei fatti ineluttabili come noi crediamo i nostri cataclismi.» Aspetta nel tempo incerto sinché ne ode la voce: «Dove vuoi andare a parare?» Proprio come diceva lei! Dolci melodie di ricordi, «Le tue solite fiabe? Ancora! Ai tuoi tempi hai mai vissuto la realtà?» «Giovane stellina mia», risponde ai suoi pensieri «il tempo che passa fa pensare a dove andremo, se andremo!» Lei ribatte: «Cosa c’entra con ciò che hai detto?» Rammenta bene, lui, le discussioni sul senso della vita; facile simularne le perplessità, «Che c’entra? Quale è il nesso con la tua storia?» È proprio la voce di lei! Ma le labbra non si muovono e il tempo passa. «Rispondimi tu adesso, rispondi davvero, non sei morta lo so! Da qualche parte ascolti e vedi, e parli con l’aria e con l’acqua, e sai che ho ragione, che la vita in ogni cosa non è una favola, anche le mie lacrime sono vive.» La sostanza che quell’uomo forte si è dato va sfaldandosi, viene via sciogliendosi a pezzi e nella sua mente restano solo mostri senz’anima. Hanno aperto la finestra, se ne è accorto dall’aria fresca; la vista esiste solo per la sua bambina già donna; gli rimane lei…e questi strumenti che la sostengono, fabbriche di falsi soffi e di umane speranze. Ripensa alle macchine, che tradiscono chi le ha costruite donando la morte indistintamente, «Sei viva!», carezza la sua fronte prima di uscire; si è arreso alle pressanti attenzioni di chi non lo conosce dentro…

Lo stomaco chiuso non accetta cibo, solo calmanti. Senza lacrime e senza lei di fronte è ancora più dura. Medici ed infermieri si prodigano, gliene è grato in silenzio; ricorda del suo mettere tutto nero su bianco, definivano strambe le sue teorie sull’evoluzione dei pensieri nell’anima, delle loro migrazioni. «Roberto dove sei?», ad alta voce, «figlio mio adorato te ne sei andato, ve ne siete andati…Daniela è lì incerta nel guado, la trattengo io amore… non ti preoccupare!» Ha ripassato per ore le teorie sulla premorte; i risultati di ricerche reali, serie, sui resuscitati da coma profondo. E poi sul romanzo scritto di suo pugno sulla fantastica fiaba dei pensieri erranti, specie nell’acqua, fonte universale di vita; passata a suo dire da viaggi siderali a composti organici per sangue cuore e cervello. “Daniela non diverrà polvere”, pensa nel rivedere il suo corpo non alto, i suoi fianchi prominenti, lo sguardo disattento al di là delle comprensioni umane. È stremato dopo tre giorni e tre notti passati così; si adagia sul lettino posto a sua disposizione, crolla nel sonno sprofondando oltre il consentito; scivola passando il tempo dei suoi quando, vede lo spazio dei suoi dove. Vorrebbe descriverlo ma non ha penna, né tastiera. «Cosa cerchi?» Delicate rugiade su petali di fiori gli parlano. «Cosa sei venuto a fare? Fuggi via da qui…» Un’altra voce che lui riconosce avverte: «Ancora non hai varcato la dimensione, non farlo, sei in tempo; chiunque l’ha fatto s’è perso contaminando i pensieri puri di semplicità con i drammi delle preoccupazioni.» «Devo trovare la Verità, gliela voglio raccontare affinché Daniela si svegli e possa compiere il ciclo di vita.» «Ricorda che non sei in un sogno.», gocce di sudore gli parlano. Il vapore che vien su afferma: «E che questo lo ricorderai, e nessuno ti crederà» «No non è vero!» Risponde l’acqua del bagno dell’ospedale dove si era specchiato il giorno della tragedia: «Ti crederanno tutti, sì; ma ti crederanno pazzo!» La voce termina gorgogliando in un vortice; lui d’istinto la segue, sprofonda con lei sino all’oceano delle idee: ne è pregno, non affoga, anzi si disseta finalmente conscio della via. S’incammina nel labirinto infinito ove s’amplifica combina e deforma ogni piccolo ricordo. «Ci sei riuscito!», è la sua voce « Mi hai trovata, sono qui, fermati ormai. Cosa hai da fare? Mamma e papà sono volati… resta con me nonno!»
La boccetta vuota sul pavimento proprio sotto la sua mano fa capire il peggio; lo portano di corsa in rianimazione; il sorriso sereno va oltre il trauma della tragedia, lo stato di coma profondo viene diagnosticato senza dubbi: Daniela e suo nonno attendono insieme il verdetto della fiaba…

DANIELA E LA FIABA DEI PENSIERI ERRANTIultima modifica: 2009-02-22T16:34:49+00:00da oroserio
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2 Commenti

  • non potrei mai raccontare della morte. devo ammettere che ne ho una paura mortale e i racconti di Poe mi hanno fatto sprofondare in un turbamento troppo inquieto per accettarne il verdetto; forse in due, come nella tua fiaba, il verdetto risulta meno pesante …

  • Grazie del commento. Io ne parlo liberamente, forse a sproposito a volte, ma sempre con garbo; a mio parere senza mai eccedere. In due si affronta tutto meglio, ma ci vuole amonia, che è ciò che quasi sempre manca…

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