Archive from maggio, 2009
Mag 24, 2009 - Senza categoria    6 Comments

I tristi colori dell’arrosto

I tristi colori dell’arrosto

«Perché proprio a me?», vibrò il sostante. Sapeva da sempre di non essere adatto a contatti su Mondo. Il pensiero Comprende di esser solo, perso per sempre. «Eppure esempi ne avevamo visionati;», fa, musicando ironia. «cacofonie disarmoniche nel trasferimento forse?»
Nell’animale che lo ospita si sospende, rinuncia alla combinazione mutante. Percepisce le tinte, i fiori di crosta viola, punti di nero. Il colore di bruciato ha provocato il blocco delle nano sinapsi come fossero paratie a tenuta stagna: la particolare struttura psicofisica creata per quell’involucro è al limite, sta cedendo. L’esperimento è andato a farsi  imbrattare. Gli accetti, i suoi “superiori”, lo sapevano questo? Si sente opaco, qualcosa gli sfugge, rammenta gli affreschi genici dell’addestramento: si ripetevano ordinatamente. Da questi odiava il risveglio, e quando gli toglievano l’aurea, i colori del disprezzo si disponevano sulle sembianze native di lui, distinguendolo dagli imbelli accetti. Il sostante ricorda che annuì alle loro spruzzate di tenui concilianti tonalità: facevano comprendere a quell’esistenza abituata all’azione che essi avevano inteso, che sì, quel bagno in pseudo vita poteva bastare. Egli, identificativo E barra 3720, è tuttora convinto che i ragionamenti delle “facce quadre” avessero scopi ambigui, facessero perdere il contatto con la pratica, e con essa la prima realtà! Da loro i “sogni” finivano bene. Ma in Mondo no: è troppo alieno per lui. Qui la logica musicale salta, i colori sono da questi esseri visibili solo in alcune frequenze. Non udendo richiami tinge i sui neuroni di nero terminale. Sarebbe una fine indecorosa perdere la propria sonorità in quelle proteine dorate. Viene condotto alla realtà dal movimento. È consapevole che alla bestia gli si è cotto cuore e cervello. Il proprio nascondiglio è nei refrattari diamantati, nella dorsale dell’erbivoro. Per non subire la probabile atrocità decide di sospendere ogni tipo di collegamento con il belante. Menti vicine restano però raggiungibili, e la sola idea di ciò che vogliono fare gli distrugge l’armonia. Pensare che l’ultimo stimolo registrato è stata la voglia di gustare le note colorate, quelle tanto particolari del suo luogo di nascita. Mentre si chiede il perché di tanta differenza nell’evoluzione ha un contatto, colori puri, finalmente; ma troppo, troppo vicini. È allo sbando, senza strumenti per misurare la sua posizione. Divide la sua linfa istintivamente, in ogni segmento osseo. Sta sbiadendo, concentra un inno al piacere puntandolo dove sente…c’è un lampo, un risucchio! È la fine, il nulla; è stato diviso, sì; ma cosa accade? È libero, anche se a pezzi vaga in un altra entità, che non bela, anzi…Danza? Quanta vitalità, ne è preso. C’è brio, melodia, quest’essere ragiona con i ritmi dell’universo; le va dentro, in alto. Riprende forza; man mano che riunisce i propri neuroni li dispone nei gangli nervosi del nuovo ospite.

Simona afferra dal carrello un altro pezzo d’abbacchio, lo addenta, aspira il midollo dall’osso. É illuminata di nuovi colori. Nella sua mente la musica la fa da padrona.

Mag 2, 2009 - Senza categoria    15 Comments

Il caso Uggiolini

Questo pezzo fu da me scritto per un contest, spero qualcuno lo legga e mi dica se era da ignorare completamente. Per me è stato un test di laboratorio, sono felice di postarlo qui nel mio blog. Molte cose, col sennò di poi, le rivedrei; ma è per me importante comprendere sino a che punto riesco ad esternare situazioni ed emozioni; e con quale grado di chiarezza.

Nuove Periferie quindicinale di Roma Sud

Inchieste: Era la guerra.

Ricordate il caso Uggiolini? Abbiamo ricevuto dai signori Tabbino i diari e le memorie della figlia Francesca. Quella tragedia colpì duramente le coscienze di tutto il quartiere, e non solo. Il nostro è un piccolo e per qualcuno “fastidioso” giornale locale, che va avanti con i soli introiti della pubblicità. Abbiamo visionato il materiale dopo aver letto le commoventi parole che hanno accompagnato la loro richiesta. Consapevoli del rischio di denunce abbiamo tolto date; omesso frasi, nomi e missioni militari garantendo così il rispetto della privacy. Continua in ultima…

Parte del diario:
Hanno lasciato un giornale insieme al latte stamattina. Non l’ho letto; ma ho visto la sua foto… amore dove sei? Non c’era scritto Capitano Pilota Carlo Uggiolini a grandi lettere, come le altre volte, ma io non ne ho bisogno. Quanto sei bello amore mio. Stai meglio senza divisa e barba sfatta. Sparivi! Davi la colpa ai tuoi voli speciali. È maledettamente triste restar sola. Erano in tanti ad aspettarti con me…giurasti che saresti venuto. Dove sei? La guerra è finita!

Chiedono! Inutile insistere. Non so dove sta! Forse è stato fatto prigioniero, ho saputo che si sono persi dei piloti. Hanno ritrovato le armi, tutte meno una. Simona ha chiesto in giro anche di me, non doveva ‘sta bastarda, l’avrei dovuta uccidere. S’è fermata a parlare col maresciallo, e quello non ha potuto dire no all’avvocato. Stronzo! M’avrà infamata in tutti i modi! L’ho sentito da là che diceva: «non le dia retta, è matta!» Fetente pure lui, non è vero che mi voleva bene… sì, col cazzo! Ha incastrato Carlo. Ha parato il culo al figlio Luca, che è un amico che non mi ama. Per questo io gliene voglio solo un po’ di bene a Luca, ogni tanto. Non è cattivo, è che parla a vanvera. «Ti sistemo io!» Ha detto; poi se ne stava andando senza salutare. L’ho rincorso, gli ho chiesto… della guerra. «Vuoi sapere di lui?» Ha risposto con un tono! Mi guardava come Carlo la prima volta, m’ha fatto come la seconda, e mi ha regalato decine di riviste. Mi sono fermata sotto casa dell’amore mio con la busta in mano, non avevo mai visto tanta gente per le scale, si capiva che era successo qualcosa, mica sono scema! Quando ho notato sua zia le ho corso dietro urlando: «Signora Denise! Signora Denise!» Sembrava sorda, il cane m’ha sentita da lontano, è arrivata di corsa passando in mezzo alla fontana. Schizzava acqua dappertutto, Pupa s’è bagnata solo le zampe per fortuna. Non aveva più fiato per chiamare quella fessa; non capire male, mica per nome: abbaiava, abbaiava! Lei tirava dritta per i fatti suoi, fingeva, chiaro. «Che devo fa’?», chiesi alla cagna «Che succede?», che piangeva da far pena. «Sono andati a casa sua, ed ora?» Ero sicura che sapesse. L’antipatica se n’è andata senza degnarmi di uno sguardo e poverina Pupa sta sempre con me, che ne sa lui dov’è? Certe volte ‘sto cane non lo capisco, ma forse ha ragione, in fondo non è il suo ragazzo. È che quando si vuole bene si vede il mondo al contrario: «Pupa! Dimmelo te, che faccio adesso?» Cercava di farmi capire, piano piano: i cani le sentono queste cose! Lo sa che lui mi ama, in tutta la borgata non ce n’è un altro come Carlo, che mi vuole tanto bene. È troppo tempo che non lo sento; soffro, fortuna mi sfogo con te, e se sei solo una cosa, se non parli… è meglio! Non sai cos’è il bene e il male. Scrivo come mi passa per la testa, ti metto dove voglio, e non ti lamenti mai.

Carlo non ha mai ucciso nessuno! È andato ad aiutare donne e bambini in kuwait… T’amo amore mio! Sei buono, attento a non farmi male; solo qualche volta quando fai come ti pare, e quella volta che…

Parlava e toccava: «Chicca…», ho pianto. «Il mondo non è come lo vedi tu!» Quante lacrime. Mi piaceva; cento volte ha detto quella frase che volevo registrare, avrei dovuto farlo. «Ti farò fare un giro lassù.» Disse. Le nuvole erano alte, e la sua mano picchiava e cabrava. Mi credono stupida, tutti meno che lui! «Carlo ma io ho paura!» dissi «Ma se sei con me!?» Rimase male quella volta. «No! No! Non ci vengo…» guardava di nuovo in quel modo strano; e giù il sedile, e andava forte; io ridevo, e lui fiero nei miei occhi, come quella volta all’aeroporto a veder partire i primi del suo stormo, «Non voglio andare!» disse preoccupato, non lo avevo mai visto così. «Non pensare che è paura, a me piace volare sì ma…» Lasciò la frase a mezzaria ed io tirai fuori il mio primo bel pensiero: «Se hai scelto il cielo ora vola alto!» Ci ha pensato un po’, «Cazzo!», ha fatto, «Francesca, ma ti rendi conto? È la prima volta che dici una cosa intelligente!» piansi dalla contentezza; e si sfogò con me.
Parlò della guerra, di ciò che accadeva laggiù… Non capisco la violenza, cosa c’entravano gli avvocati? Raccontava le storie con le donne di là, dei suoi amici balordi, di un soldato congedato per colpa delle munizioni. Ma quando l’ha detto? Ora ricordo! S’era portato appresso i fascicoli, e copiato qualcosa, ecco qui: «Misteriose malattie insorte nel corso della Guerra del Golfo causano la perdita della memoria.» E delle cose care, e dell’amore mio…

Stralci di memorie:

Hanno trovato il diario. Anche la signora Ada deve averlo letto. Mi ha dato questi nuovi fogli fatti apposta, m’ha chiesto di essere più aperta, chiara e precisa con i tempi, dice che mi aiuterà lei. Vogliono capire come sono andati i fatti, «Scrivi pure quanto vuoi.», ripete quattordici volte al giorno; ed ora dovrò iniziare da capo, da quando ho saputo delle armi. Che palle! Scrivo come mi esce, pensi lei a fare ordine… signora psicologa del cazzo! Il film su quello che ho passato io? Aspetta che ci credo! Ora scrivo qui che non sono una cogliona.

Ok ci provo, mi sforzo: c’erano i soldati alla sorgente dell’acqua, e un camion; e un carro armato controllava l’aeroporto. Quei ragazzi in divisa avevano più paura di me. Pareva che lui conoscesse tutti, passavamo senza controlli e…

La gente faceva incetta d’ogni cosa dopo aver visto in tv i bambini israeliani con le maschere antigas e i missili che gli cadevano in testa. Al negozio era finito lo zucchero, e Carlo era in missione da così tanto tempo, neppure una telefonata ho ricevuto da quel bastardo. Sono andata al supermercato con Luca, non avevo paura, era solo una scusa. Gianni il figlio del portiere stava li fermo col carrello pieno, disse: «Se non finisce subito sono cazzi!» Io gli ho alzato le spalle, mi fissava le tette. «Una guerra di questi tempi è un disastro, non capisci eh?» «Che c’entra?» Risposi io montando in macchina. «A France’ diglielo tu a Gianni che gli americani hanno i Tomahawk!» Sembravano matti. «Stronzi, i missili Sam arrivano qui!» Rispondeva quello. «Non di’ cazzate, e poi noi abbiamo le bombe intelligenti…» Luca non finì la parola, sbottò a ridere con quell’altro, che cavolo si guardano? Gianni s’è girato dall’altra parte, ha messo la spesa nel cofano ed è salito davanti: rideva ancora dallo specchietto. Ha fatto scendere il sedile un po’ alla volta e con la scusa di parlare s’è voltato, era serio…

Il tempo è morto quando Simona mi domandò: «Tu lo sapevi vero che Carlo ha moglie e figli?» L’ho colpita con la penna. «Cazzo vuoi?» Ho risposto. Quando parlano di lui mi gira la testa, non riesco a star ferma. Lei parlava, «Bugiarda, e pensare che ci stavo cascando anch’io.», io sono svenuta, ma ho fatto in tempo a sputarle in faccia; ricordo, puntava il dito: «Sei stata te! Dopo che lo sei venuta a sapere, sei una assassina!»
Che ho fatto? Dicono che ho detto: «Non l’ha mai amata!» E poi, fine,
non ricordo, davvero non ricordo.
Era solo un avvocato, che ne sa dell’amore e della guerra.

Io sono sincera, perché non dovrei? Ciò che ci diciamo quando volo con lui è bello, è mio. Soli nel nido parla d’amore… usa spesso quella brutta parola, ma mi vuole bene; gli serve per amarmi più forte.

L’amore mio deve essere impazzito per colpa delle bombe, come il suo collega; la guerra fa di questi scherzi, si sa! Il nome della moglie l’ho letto da lontano, quello del figlio mi ci sono avvicinata, gli angioletti erano a destra e a sinistra sul manifesto della bambina. Gli angeli sanno tutta la verità, lo so; per pietà non gliela diranno mai. La guerra fa diventare cattivi, si sa! Lo ha detto anche il telegiornale; laggiù nascondevano le armi, e le rivendevano in Italia.
Gli voglio bene più di prima ora che ho capito, soprattutto adesso.
Sono stanca di non farmi comprendere, amore mio vengo da te!

Segue dalla prima pagina:

Chi ha eseguito la strage? Francesca Tabbino confessò ma senza prove non è stato possibile ricostruire l’esatta dinamica dei fatti. È stato lui prima di rivolgere l’arma contro sé stesso? Che cosa è realmente accaduto? Quello della ragazza è un “suicidio” oscuro: se era in isolamento all’ospedale giudiziario come si procurò il veleno? Il contrabbando internazionale di armi non è stato provato: secondo lei doveva esservi coinvolto il capitano Uggiolini. Lui era considerato un esaltato, un violento, da alcuni uomini del suo reparto. Gli ufficiali coinvolti sono stati trasferiti, c’è stata omertà, complicità tra i militari: un muro, di fronte al quale non ci si dovrebbe arrendere. Le illazioni sui “pezzi grossi” dell’aeronautica sono come una testuggine da dove ogni tanto parte un dardo. Francesca era una ragazza con gravi problemi di comunicazione, ed era psicolabile. Lo sapevano tutti, e alcuni ne approfittarono, come confermato dalle indagini. Le piaceva scrivere. Ci parlava con il suo diario!