Archive from giugno, 2009
Giu 25, 2009 - Senza categoria    26 Comments

Pensarti

 

 

 

   

Turbati dal caso

Amanti per poco

Non sanno di essere

Dentro di un altro

 

— Sergio Moretti

Giu 2, 2009 - Senza categoria    11 Comments

Ordito, Palpebra e Pensato.


Si sentiva giù di morale, spirito Negato; eppure era certo di far bene la sua parte, dall’incipit in poi.
Il racconto resta originale, ne è tuttora certo; non ebbe mai il successo della sorella maggiore, la madre di tutte le fiabe, divenuta in parte Reale Sostanza, ma era stato accettato discretamente dai Sogni. E allora? Stava forse cambiando qualcosa su in Realtà? Ecco: in quel momento sentì di essere spulciato ben bene da qualcuno che per ora vibrava a dovere alla lettura del pezzo, quello in cui viene descritta la sofferenza, il dolore fisico.
Purtroppo la sensazione di racconto in disuso era forte, e nel silenzio di carta gli fece esclamare: «Che ci dessero alle fiamme allora!».
Scaldandosi emanava quel sentore di stantio tipico dei tomi inutili.

Gioacchino sentiva un odore diverso venire dai fogli, man mano che voltava pagina; ignaro di tutto non vi faceva caso.
Lo stava divorando con gli occhi il racconto, cosa che offriva al senz’anima di cui sfamarsi. Molteplici sensazioni cariche dei suoi neuroni tornavano riflesse dalle iridi del bambino. Il piccolo rabbrividiva leggendo parola per parola. Inaspettatamente la situazione si invertì, invece di aver paura le lacrime della commozione si alternavano al suo ridere facendo così brillare i suoi denti.
Fu allora che Negato scosse l’inesistente testa sospettando qualcosa: chi lo aveva messo al mondo non gli avrebbe potuto dare risposta, purtroppo, «Non sarà colpa dei troppi fantasy?», azzardò nel solito modo «o delle fanfiction?», concluse subendo ancora contaminazioni caratteriali nel proprio “cibo”.

Nell’ordinare le varie realtà Ordito piegò il labbro superiore verso destra. Nessun umano potrà mai vedere la sua soddisfazione, almeno non da cosciente, «Bene!», fece al giovane collega Pensato. «Ben gli stà!», insistette. Palpebra era il più vecchio, neppure si voltò: troppo pesanti le chiuse da reggere sugli occhi d’ogni vivente; farfugliò tra sé: “Oramai tutti i sognatori si credono grandi artisti senza aver studiato Realtà Onirica. Mah! Non c’è più religione!”
I magazzini dell’infinito erano stracolmi di materie prime, ce n’è un’inflazione alla corte dei Sogni: solo i Reali hanno il diritto di avverarsi ma le cose concrete non tirano più. Al punto in cui siamo lo scontro con le suggestioni è tremendo, e quando avviene si crea il fenomeno chiamato Equivoco. I vari tipi di fluidi ungono Realtà grazie a quella combriccola che si dà da fare, ognuno con compiti più o meno specifici. C’è chi, come Palpebra, non fa altro che aprire e chiudere le irrigazioni, e lo fa con maestria. I più rigogliosi contorni delle cortecce portano la sua firma. Lui toglie linfa cogente per non bruciare le coscienze eccessivamente fertilizzate dalle fantasiose affermazioni di storie, viste o lette che siano. Queste scatenano produzioni di sogni equivoche, eversive nelle menti più deboli. I nostri eroi sono lì e qui, pronti a contrastare il fenomeno. «Cosa si sono messi in testa questi di Realtà?», spiffera quel chiacchierone di Ordito ai suoi simili. «…di rubarci l’arte?» Il lavoro passa a Pensato, perennemente presente: Gioacchino è teso; basta un nonnulla, un rumore nella sua testa, scatta «Mamma!», urla, pollice in bocca e unghia nera. Ci alita sopra, lenisce il dolore; osserva il dito indenne e l’unghia chiara, riflette, si dà dello scemo. Ride.
Vorrebbe gettare il libro nel fuoco; interviene Pensato: il piccolo si blocca, sente ciò che gli dice il cervello: “Non bruciare un mondo per un attimo di calore!”
“Ma che pensieri mi vengono in mente?” Gioacchino si gratta la testa, desiste dal malefico atto, certo d’esser l’autore della frase. Pone quel libro nello scaffale e ne prende uno su Babbo Natale.

Ordito, Palpebra e Pensato sorridono anche quest’anno.

Le forze non mancheranno alla vecchia leggenda, né a Babbo e alle sue renne.

Questa sopra è una “fiaba” che non doveva essere tale; nata per un contest, voleva essere una cosa più “seria”.
Si doveva partire da un incipit dato. L’autore dell’incipit, che ho tolto, come ho tolto ogni riferimento al lavoro di quell’artista, è lo stesso della più famosa “Storia Infinita”. Come al solito ho dato una “ripulitina” al tutto, e lo metto a vostra disposizione per distruggere quest’uomo ( Io ), dalla mente afflitta da sostanze naturali visibilmente nocive alla salute, e alla ragione.