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Gen 31, 2010 - Senza categoria    8 Comments

Sobillo Piero: memorie, Amatrice 27 04 2027. (Parte prima)

 

Sobillo Piero: memorie, Amatrice 27 04 2027.    (Parte prima)                                                                 

 

“La nostra è un’epoca essenzialmente tragica, perciò ci rifiutiamo di viverla tragicamente”: questa è solo una delle frasi proibite frutto della mia ricerca. Il possesso di questi appunti mi potrà costare caro. Crederci, secondo il pensiero imperante, sarebbe eresia; la fine di una vita cosiddetta normale.                                                                                    

Ho deciso, mi espongo.                                                                                                                                                      Non credevo che dalle parole si passasse davvero ai fatti. In me si è fatta strada l’esigenza di far qualcosa per la collettività. Spero di poter pubblicare, di riuscire a mettermi in salvo da qualche parte. Non tutti sanno che il reato di scrittura clandestina è divenuto realtà. Anzi, il nuovo regime lo ha fatto passare in sordina. I delatori stanno segnalando le tendenze sessuali dei cittadini che scrivono di sé e di questo “paradiso” in cui si illudono di trovarsi. Se poi esterneranno segnali di autentico ed erotico affetto, finiranno a suonar arpe come angioletti.                                                                                                                                                                Qualcuno è ancora all’oscuro di come le parole clitoride, pene, vagina, culo possano combinarsi con le più o meno innocue amare o godere, penetrazione o altri vocaboli che suscitino atti sessuali tali da determinare la pena del “taglio”, lo zacchete chimico.                                                                                     Potrei far altri esempi. Nei confessionali accade di tutto, mi astengo dai particolari per decenza.

La castrazione senza acquisire prove è dura, ma è la realtà, scuote il mio io virile. Non temo la morte, porto lo sguardo dietro le nuvole, scruto qualche entità, o gli occhi elettronici del capo del governo. Sua Nullità è un molle, si è fatto convincere. Dopo la chiusura di ogni tipo di blog, forum privati, social network e chatt varie, ha deciso che ciò non bastava. Passeranno al setaccio i nostri pensieri, sarà dura per chi vorrà ancora scrivere o professare nobili arti.  Peggio del medioevo, dell’inquisizione. Si potranno leggere solo gli LM, i libri del monopolio.                                                                                 L’umanità come il sesso va, torna dietro e di nuovo va, infine è tornata dietro con la tv dell’obbligo.        Ci hanno tolto l’intimità.                                                                                                                                Economicamente hanno ragione. In quest’epoca non si può continuare a scrivere; le candele costano troppo e il giorno c’è da lavorare. Di come sia ridotta la musica non parliamone neppure. Un gruppo di ragazze sono state condannate, clausura a vita, perché tenevano nascosti i testi di canzoni d’amore degli ultimi decenni del 1900, giudicati pornografici. Oltre all’energia ci hanno tolto i sogni…

Clara è fuggita con me, ci siamo dati alla macchia, non resistevamo a fare l’amore con lo scandire regolato dal marchingegnoso bio-gio del governo. Tra l’altro questa diavoleria è pure difettosa. Ho l’impressione che tutto ciò porti all’orgasmo solo chi ci controlla. Siamo partiti da questa scusa, io e la mia donna, per iniziare a far volare la passione vera, ad amarci di nascosto. Lei ora insiste nel volere un bambino. Non conosciamo regole, né il suo momento fertile. Clara ne ha parlato con una sua cugina, a lei intima. Diceva fosse una studiosa, invece si è rivelata una ragazza senza esperienze, bigotta: le ha insinuato di essere da me deviata, che non usiamo la posizione ufficiale «Voi non vi amate» le ha detto «voi due fate solo volgare sesso e porcherie varie. Ciò vi porterà all’inferno». Tant’è Clara m’ha esposto dubbi sui nostri comportamenti, se siano solo perversi metodi alla ricerca di mero piacere. Si sta mettendo in testa che “l’arte amatoria” non serva al “nostro” scopo, a procreare «dovresti godermi dentro» insiste. A me piace guardarle il viso rigato di bianco, dalla fronte in giù. Si sta inibendo, lo capisco dal diminuire delle sue contrazioni, dal suo quasi fingere. Eppure la mia lingua le piaceva dappertutto, e il suggere infine la schiena. Godeva delle mie, nostre pazzie, di saliva unte prima. Cosa sarà delle mie fantasie ora, diverrò mostro? E se sì, prete o diavolo?   

L’ultima volta che ci siam spinti nell’amplesso con le regole ufficiali è risuonato l’allarme. In camera da letto lampeggiava tutto. Trillavano dapprima tenui carillon, poi sirene; sapete perché? La batteria ausiliaria era avariata, e noi ci siamo trovati nell’impossibilità di spiegare il motivo di un “eccessivo prolungamento dei tempi di coito”. Un reato insomma. Siamo stati portati via da quelli dell’ecclesiastica con addosso il solo “saio peccatorum”.      Parzialmente chiarita la nostra posizione abbiam dovuto constatare quanto il moderno abito marchi a vista i peccatori ma renda facile la ricerca ad alcuni avventurieri…                                                                                                                                                                  Non vi descrivo ogni tipo di proposte oscene che dopo quel frangente abbiamo segretamente ricevuto, nessuno escluso.                                                                                                                                                                                             Ora siamo sulle montagne di Amatrice.                                                                                                                           Ho ripreso in mano questi appunti. Ho intenzione di aggiornare la mia relazione.                                                                                                                                                                        Sono passati cinque giorni dall’ultima volta che scrissi qualcosa. Siamo ospitati in un casolare isolato.                                               

 (Continua)