Archive from marzo, 2010
Mar 9, 2010 - Senza categoria    10 Comments

Echi

I miei amici dicono che dovrei viaggiare, cercar rimedio al mio malessere, sfuggire ai tuoi echi…
I più eruditi mi parlano di miti del passato, di catarsi, di andarmene in India oppure in analisi. Sei riuscita a farmi star male, magari fosse solo colite la mia, sto somatizzando strani sintomi. Lo specialista m’ha chiesto se prendo precauzioni, mica sospetterà l’aids questo cretino? Immagino tu rideresti di me, ho accettato il consiglio di Giuseppe il ragazzo di Franca, lo “psicologo” ricordi? sta facendo tirocinio in un istituto dove tentano il recupero di ragazze sfuggite alla prostituzione. Mi ha detto di scrivere, scrivere, scrivere come se tu stessi qui… Dicevi sempre che non sarei mai riuscito a buttar giù qualcosa di senso compiuto. Vorrei riuscire a trasmettere i miei pensieri, ad infilarli tra queste righe. Io non so cos’è questo sentimento che provo per te. Vorrei sapere anche io cos’è, dargli un nome, senza travisamenti, senza inganni e sai perché? Perché io non so amare, non sono mai stato innamorato e mai lo sarò! Anche Barbara, la mia collega, la pensa come me; te la ricordi quella dagli occhioni azzurri, dolce e comprensiva? beh lei dice che non vuole correre rischi, non si sposerà mai, perché a prima vista non si nota molto la differenza tra amore e desiderio di possesso. É convinta che l’amore vero è rarissimo, è condivisione di gioie e dolori, è prendersi per sé i patimenti dell’altro. Io e te non siamo così, ora capisco cosa voleva dire con “chi si intende di amore preferisce vivere in solitudine…”. Ho blaterato da solo come i matti, prima di decidermi. Non mi è facile parlare di noi due Mary. Inizierò dalla diffidenza nata quando ci siamo ripromessi di non volerci legare più di tanto, ed è proprio da quel momento che è iniziata l’incomprensione su una tua eventuale maternità. Siamo stati travolti dai dubbi, ancora non ho capito chi di noi due voleva un figlio e chi no. Non ci crederai ma io sento bussare nella mia testa i tuoi isterici “no no no”, le tue suppliche. Finiscila sai… sei tu quella che ha fatto la troia. Ti vantavi orgogliosa di quanti “amici” avevi. Ti inviavano di tutto, con uno hai esagerato. Io come un coglione mi fidavo di te, stavo a sorbirmi i tuoi “non lo conosco”, i tuoi “non ho mai visto quest’uomo”. Non mi è stato difficile scoprire quella foto, voi due, l’appuntamento “non devo darne conto a te” urlavi “e poi, e poi…” chissà cosa volevi dire, quando ti ho interrotto. «E poi un cazzo! adesso mi dici chi è!» non sopporto più i miei ritornelli mentali, è stata l’unica volta che alzai la voce. Quella sera non t’aspettavi una tale reazione. Tu hai sempre odiato la violenza, chi perde il controllo, chi bestemmia «Avere un contatto» chiarivi «non è avere una relazione» e io ingenuo t’ho dato retta, sino all’ennesima sera senza cena, stordito dal ticchettio dei tasti. Tu. Infatuata dal tuo mondo virtuale; ma quale virtuale? Artificiale, falso, fedifrago, impalpabile e subdolo, sostanzialmente inesistente e comunque molto più d’un gioco. Non riuscivo a prendere sonno. Non volevi lasciarmi passare «Se non me lo dici tu chi è glielo chiedo io» dissi, ricordo spostai in malo modo la sedia. Non volevo farti cadere, ti chiesi subito scusa. «Sei impazzito?», parevi scioccata «Tu non chiedi niente a nessuno, di me, hai capito?», eri in terra, la tua mano vicina alla presa. Non dovevi staccare la spina, di cosa avevi paura? Dovevi difenderti, invece sei passata all’attacco. Ti sei alzata come una furia. Avresti dovuto evitare che il tuo dito sfiorasse il mio naso, non è colpa mia se lo schiaffo è partito. Io non son tipo da picchiare una donna, non avrei mai immaginato di farlo, di innescare questo devastante periodo dove la mia coscienza mi costringe a ricordare l’attimo in cui il tuo volto, deforme, nascosto dai capelli, ricadeva giù in terra con il sangue dal naso e la sorpresa impressa nei tuoi occhi. Per un istante ho temuto ch’io abbia fatto la solita cazzata. Ho accusato il dolore alle nocche per svariati giorni, Mary; deve essersi slogata la mano tanto forte è stato il manrovescio che t’ho mollato. Dopo ho lasciato che tu mi insultassi. Sei fuggita via con uno dei tuoi spasimanti. Non t’è bastato avermi graffiato, umiliato… Quando m’hai confessato il nulla che sentivi per me credevo di morire. Non voglio dimenticare l’atto magico del nostro primo incontro, quando avevamo paura a sfiorarci, a toccarci. Né i momenti in cui mi dicevi ti amo, i tuoi modi dolci. I nostri viaggi insieme, le gioie condivise. Credi sia stata la convivenza a far divenire cenere i tizzoni ardenti che s’infiammavano ad ogni nostro incontro? Io sento che è andata in pezzi una parte di me, mi manca qualcosa, mi manchi tu. Hai iniziato con calma, ricordo eri scettica, poi piano piano sei stata attratta da ciò che per te era una novità. Hai iniziato con le mail tra colleghi, quindi messaggi tra amici e parenti. I siti, le ricette, innocue chat. Infine questa diavoleria di Facebook t’ha preso sino a schiuderti l’orizzonte, a toglierti ogni decenza, a non cenare, a tornare a letto tardi, sempre più tardi. Dovrei odiare chi non ha nulla di meglio da fare che starsene ore e ore sulla tastiera, non è normale trasformare in amici dei perfetti sconosciuti. Mi hai cambiato, Mary, forse è l’unica cosa di buono che hai fatto per me. Sarebbe bello che tu tornassi, ma non so come la prenderei. Guardarsi dentro è terribilmente fantastico, riesco a vedere la mia anima che cerca la tua; lì ho imparato che un frutto non colto marcisce.
Mi capita di non desiderare nuovi amori, neppure come cura, perché una medicina non appropriata, senza un bugiardino che abbia ben esposte le giuste controindicazioni, ci può portare in fondo al pozzo. Sudo di fronte alla tua foto. L’ho cercata io, affinché la tua immagine reale potesse alleviare i miei tormenti. L’andirivieni dei pensieri mi porta alla pazzia, serve un punto fermo, perciò mi è necessario il tuo autentico volto Mary. Il solo ricordo mentale del tuo viso mi sconvolge la ragione, ti trasforma in sirena, un mito.
Vogliono farmi uscire stasera.
Son certo mi ritroverò ad osservare i lineamenti di ogni donna. In ogni andatura simile alla tua vedrò il tuo fantasma. Ogni coppia felice incontrata per strada susciterebbe in me solo invidia.
Mi chiedo dov’è che ho sbagliato? Sono tormentato da echi, supposizioni, dovrei piangere e chiedere perdono; ma non credo che se non avessi reagito in quel brutto modo tu staresti ancora con me.