Archive from maggio, 2010
Mag 2, 2010 - Senza categoria    8 Comments

Backup

“ …e la memoria è già dolore
è già il rimpianto di un aprile
giocato all’ombra di un cortile… ”

Scusa per ieri Gatta. Ti chiamo Gatta, mi piace più di Lucia. Stanotte è caduta la linea. A me piace parlare; le parole sono la chiave della nostra esistenza. Scaturiscono da noi stimolate da qualcuno o da qualcosa. Si trasformano in musicali “mugugni”. Tiritere mentali. Due o tre parole di fila riescono a schiudere il forziere che contiene i nostri segreti. Appaiono immagini e sensazioni che ci scuotono mentre la malinconia ci sommerge. Ti stavo accennando di quella notte, dove il grande Fabrizio cantava il Pescatore. La differenza è che ora non puzzo di alcol… ero totalmente ubriaca; ho in mente lui nel momento che ferma l’orchestra. Dopo un acceso battibecco parla al pubblico lì presente. Ha ripreso a cantare, canta Creuza de mä. Quante volte mi son chiesta com’è possibile che mi si affacci solo questo e poco altro? I danni da me subiti per il colpo alla testa hanno cancellato cose ben più importanti. I medici parlano di lesione anomala all’encefalo, nella parte destra, dove la corteccia prefrontale si attiva quando è in fase di rievocazione mnemonica. Forse ho salvato ricordi ed esperienze da qualche parte che non riesco a trovare. Ci deve essere una chiavetta, un disco esterno, che contiene l’essenza della mia vita. Quando ho voglia di rovistare io evoco. Cito il rimpianto di un Aprile. Il miracolo purtroppo non sempre avviene. Non è scienza esatta. In più non c’è sequenza logica in ciò che mi appare. Sono balzi. Dietro, avanti nel tempo; nello stesso stante di nuovo dietro. Non ho neppure la certezza di chi sia stato il mio primo amore. Il “fidanzato” di terza elementare invece lo rammento; poi l’adolescenza, quando accucciata nel cortile, nel mese di Aprile, mi appassionavo a fare esperimenti di chimica. Intere colonne di processionarie ne fecero le spese. Migliaia di formiche bruciate da miscugli e composti vari. Ogni viso mi appare losco. Mi scruta; sono spiata, nuda, sporca; stento a riconoscere questa gente sinché si affaccia mia madre. Nasconde i detersivi in cantina, i disgorganti scomparsi, così i medicinali. Temeva bruciassi anche il divano… oltre al tavolo buono. Vorrei fermarmi un po’ con lei, ascoltarla. Il tempo mi ha raggiunta, potrei farlo ora. Che peccato! Se ne è andata, non vuole vedermi soffrire, ma è solo male dell’anima il mio… c’è un letto, il bel dottore disse che mi trovavo in ospedale. Il mio primo ospedale; non mi dilungo, te ne parlerò.

Credo che la nostra mente sia come l’hard disk principale di un computer. Se si deteriora c’è il rischio si perda ogni cosa. Provo ancora emozioni. Qualcosa in me deve essersi salvato. Avrò fatto un Backup? Immagino la nostra testa organizzata in cartelle. Centinaia di sottocartelle che aspettano solo di essere aperte. Mi piacerebbe ricostruire il percorso, tornare in possesso dei miei “file”, come faccio qui nel mio notebook.

Ho usato questo linguaggio, per te forse astruso Lucia, perché conosco bene solo questo. Per una nelle mie condizioni il computer è stato tutto, è tutto! Hanno avuto ragione, la terapia funziona. Grazie alle nozioni informatiche sono tornata a vivere. Sto conoscendo gente, gente come te, che nascondi ben altre personalità dietro al tuo nick, Gatta 44. Son contenta di averti conosciuta. Stavo per dirti di Silviano… l’unica persona che ricordo bene. Fu lui nel 1982 a trascinarmi a quel concerto insieme ai suoi amici. Di De André imparai i testi a memoria. Non rammento date. Ad ogni realtà che di nuovo scivola sulla mia pelle ci calzo i personaggi delle sue canzoni. In quella festa dell’Unità dove vidi per la prima volta stand internazionali, russi, cinesi, bulgari; lì c’è il raccordo della mia vita. Non era facile trovare prodotti originali all’epoca. Il mio corpo avido ha saputo inghiottire il gusto di ogni novità prospettata. Venivo considerata bimba, non ascoltavo consigli. Mi gettavo a capofitto nelle avventure più banali, oppure assolutamente sconvenienti. Non sto divagando, raccolgo solo altri frammenti man mano che me ne capita l’occasione. Tornando a quella sera, con la scusa degli assaggi mi scolai non so quanta birra irlandese, vodka, tequila: marche mai sentite. Volavano sapori brucianti sulle mie labbra. Quanto alcol al sapore di ginseng. Sguardi attenti seguivano la mia lingua quando insisteva sui rilievi dei decori che adornavano i minuscoli calici di legno. Una gigantesca toppa mi si parò innanzi. Una ragazza come me, in più nata negli anni ’60 dissero, non poteva perdere l’occasione di conoscere il Maestro, il Poeta. Una ragazza come me non poteva non aver conosciuto Silviano! aggiungo io. Non fare come tutti ti prego. Non pensare ad un errore di digitazione. Non ho cliccato una “i” in più. Non è Silvano ma Silviano. Lo scandivo giocando col mio: Silvia-no Silvia-no. Nulla di serio fra me e lui. Ci volevamo bene, sì, ma restavano differenze insormontabili tra noi due. Lui era un uomo adulto. Il matrimonio fallito alle spalle faceva di lui un uomo troppo maturo per me. “Non amo l’amore” ripeteva spesso. Sesso ne faceva invece. Senza remore, con chi gli capitava a tiro… Fortuna volle che non procreò. Sarebbe stata la tragedia dell’eventuale figlio. «Silvia-no. È minorenne» scimmiottava «Con lei non farei mai sesso». Jessica e suo fratello mi mettevano in guardia, Lorello era coerente con sé, sino al guardare e non toccare. Non m’ha neppure sfiorata nei saluti, col bacetto sulla guancia. Parlavo tanto, però, con lui… Ora ti saluto perché sta arrivando l’assistente. A presto Lucia. Un abbraccio, Silvia.

Il messaggio è stato correttamente inviato al server di posta…

Bene. Anche troppo ‘sta mail per scusarmi con Lucia. Chiudo il discorso. Stava prendendo una discesa pericolosa. Mi rendo conto di averla lasciata in modo brusco ieri notte. La scusa della disconnessione oramai la conoscono tutti. Stamattina l’istituto è più tranquillo del solito. C’è silenzio; amo il silenzio sotto le lenzuola. Non trovo posizione. Stretto troppo stretto questo letto. Il destino m’ha resa forte. Ho tanta tanta voglia di fare, di conoscere… Vorrei qualcuno vicino, che mi sappia ascoltare. Affidarmi a persone sconosciute non me la sento. Per fortuna qualche cazzata l’ho fatta prima. Vorrei conoscere il mio passato, capire il motivo di questi segni. Vivo sprazzi di ricordi. Insisto nel pensare, voglio che altri “dati” fluiscano nella mia mente di nuovo serena, ripulita. Formattata come fosse un disco vergine. Quando ieri ho cliccato Gatta 44 avevo bisogno di una informazione di chatt… Tre ore a battere tasti. M’ha raccontato di suo marito che teme sia un pedofilo, delle porcherie trovate nella memoria del pc di lui. Di sua figlia grassottella complessata dai brufoli pelosi. Dei ragazzi che fuggono appena lei si avvicina. Dopo queste confidenze mi sono decisa. Mi sono aperta, le ho dichiarato il mio stato. Alle solite. Accade con tutti: alla parola disabile l’ho sentita a disagio. Lei! a disagio. Dovrei sentirmici io, a disagio. Ogni volta che sono sincera con chi non mi conosce debbo sorbirmi i silenzi, tra l’altro previsti. È stata comunque gentile. Ha promesso che mi porterà libri da leggere, mi verrà a trovare. Non so se mai lo farà, non credo. Vive dall’altra parte di Roma, zona Tomba di Nerone. Ha un nuovo compagno ma non ne è soddisfatta. Io qui in periferia Sud non ho nessuno. Qui ci sono persone che stanno peggio di me; mi insegnano ad essere felice di ciò che ho. Cosa mi resta? Mi resta da vivere; scrivo, ragiono. Qui dentro pochi hanno avuto la mia stessa fortuna. La mia memoria? Tornerà, non appena troverò il file di backup!