Feb 5, 2011 - Senza categoria    2 Comments

Velia. Post 12. Idea

 

Post 12. Idea

…ed è in questo mio stato che la noto, la luna; nel mare si increspa, ondula. Il suo movimento pare voglia indicarmi il percorso: pozzo di luce nel mio buio, non sei mero satellite, né facile metafora in balia alle onde. Mi esalta il suggestivo trascinarsi delle ghiaie, gorgoglio e risucchio dell’acqua che si trascina tra gli anfratti scavati nelle rocce marine, tane di esseri ignari delle umane pulsioni. Dei sentimenti. Una melodia che si ripete da sempre, nessun amore potrà durare tanto. Mi volto, Sergio mi osserva; lo abbraccio senza capirne il motivo, se mai ce ne fosse. Non si stacca più da me. I suoi gesti amorevoli amplificano la capacità dei miei sensi. L’affetto che inizio a provare per lui aumenta. Ogni cosa questa sera mi ipnotizza. Velia attenta. Non scottarti… Quest’uomo è scapolo ammogliato con prole, non dimenticarlo. I miei pensieri si accavallano l’un l’altro. Si combattono. La battaglia dura poco. Il mio lato negativo soccombe, lascia spazio all’illusione, al credere possibili le durature felicità.

A cena ci offrono un antipasto che a Roma non esiste: Ricci di mare e seppioline crude olio e limone. «Cosa facciamo?» è un soffio che esce dalla mia bocca appena vuota del prelibato boccone. Perché l’ho detto? Non vorrei mostrarmi indifesa, ma la tentazione di potermi esprimere libera è forte, ed è deliziosa la sensazione di poter essere finalmente sincera. Non voglio più sentire menzogne. «Vuoi venire a casa mia?». Ecco, non me lo aspettavo. Non tentenna, lo dice sul serio. Sono sorpresa. Vedendomi indecisa insiste. «Non è una reggia, c’è un po’ di disordine, ci vivo solo». «E tua moglie?». «Te l’ho detto Velia. Sta dalla madre. Mi ha abbandonato. Ogni tanto vengono a trovarmi mia figlia e mio genero. Mauro e Luca hanno altro da fare, i figli hanno sempre impegni». «E Gioia? Quella poi si offende… dai no, portami da lei. Ci vengo un altro giorno, a casa tua». «E se ti ci porto domani mattina?» freme «Chiamala, dille che la mia auto ha un’avaria e il pezzo all’officina arriva domani alle dieci». Veramente l’avevo suggerito io; leggo complicità nei suoi occhi sorridenti «prendi tempo» lui pure nei miei, poiché insiste tenendomi la mano, carezzandola «Ci svegliamo con calma, prima di pranzo stai da tua sorella. Dai…». È tanto, troppo tempo, che non mi sento ricambiata così da un uomo. Ondate di sensazioni semisconosciute. In quell’istante arrivano i primi e il vapore non ferma i nostri sguardi. Mandiamo giù gli spaghetti con le cozze quasi senza girare. Una fretta improvvisa.

Ho pensato di essere una buona attrice; Gioia mi ha detto più volte di stare attenta, chissà cosa intendeva… Però domani per pranzo m’aspetta, a costo di venire a prendermi lei. Ha aggiunto di chiamarla prima a causa di un problema di Lia, mia nipote, che non mi ha chiarito. Non poteva o non voleva. Forse sua figlia era lì.

Finora Sergio non era mai andato tanto veloce «Meno di un’ora e siamo a Fasano, a casa» non riesce a celare il suo sorriso. È felice. Io non so, se esserlo…

«Tu mi stai tenendo nascosta qualche cosa Gioia. Dimmi la verità, cosa c’è? è accaduto qualcosa a Lia?». «Ma niente, niente; è che sai, beh, tua nipote ne ha combinata un’altra, non voglio dirti nulla al telefono, richiamami oggi pomeriggio alle cinque. Se non ci siamo che vieni a fare? non hai le chiavi. Tanto ci impieghi poco a tornare qui. Sei a Molfetta no? Non starai certo in mezzo alla strada, dico male?». Strano strano strano! Penso a male. Non chiedo altri lumi. Ho un brutto presentimento. Le invento che ho lasciato Molfetta, e perciò anche la stanza dove ho dormito stanotte, che questo amico che mi accompagna mi lascerà ad Altamura senza fermarsi. Affari urgenti lo attendono a Fasano già da ieri. Sergio mi interroga con lo sguardo, seduto al mio fianco, sul divano. Carezza i miei capelli, la mia mano. Resta serio nel darmi coccole. Un appoggio morale importante il suo; ma è come se avesse compreso qualcosa che a me sfugge. Devo ancora vestirmi. È in mutande e canottiera anche lui. Ci siamo presi il lusso di alzarci tardi… Fa una mossa, ci lanciamo uno sguardo d’intesa e riattivo l’altro telefono. Mi ha cercata una volta Gioia, si vede ha provato anche qui; poi Lorenzo. Giulio niente, Claudia a volte mandava messaggi. Infatti. Uno suo attira la mia attenzione, leggo con ansia. “Non conosco i tuoi motivi. Non so se ti perdonerò mai. Nessun posto è sicuro. Scappa mamma. Papà ti sta cercando”. Sergio si è accorto prima di me del mio tremore, delle lacrime. Faccio leggere anche a lui. Mi cinge le spalle con forza. Non ho vergogna a nascondere il mio viso nei peli del suo petto. Vado in bagno, mi lavo la faccia, mando giù un bicchiere d’acqua mentre lui prepara il caffè. «Qualsiasi cosa ci sono io, Velia, qualsiasi cosa». Telefono a Lorenzo, gli chiedo come va… Mi conferma. Papà è infuriato. Vuole sapere come sto, dove sto. Lo tranquillizzo che sto bene, che presto gli farò sapere. Mi confida che a lui non ha detto nulla ma l’ha visto rovistare dappertutto e che gli è parso strano che suo padre stesse per così tanto tempo al computer, e dopo ha prenotato una macchina a noleggio ed è partito. Mi saluta, mio figlio, e mi dice di sentire Claudia che forse a lei qualcosa ha accennato. Neppure chiudo con Lorenzo che cerco il numero di Gioia. Chiamo. Non risponde. Mi sento sospesa nel nulla, assorta. Lui alza la sua tazzina, la scruta dentro e manda giù. «Cosa stai pensando?» chiede posandola. Per la fretta di infilarsi i calzoni barcolla, dovrei ridere se non fosse per la situazione. «Tu lo sai a cosa penso, Sergio… Un po’ di paura ce l’ho, anche se non dovrei…» stai buona, stai calma, mi dico. Non devo sentirmi persa, un sospiro e poi: «…e se ad Altamura troviamo la sorpresa?» non riuscivo a dirlo. Le lacrime premono. Pensare a ciò che è stato. È un disturbo pensare, ma non sempre, a volte, i figli… No, non mi sento in colpa. Forse un po’ sì. Il caffè si è freddato. Non mi va più, lo scanso. «Chi? Lui? Tuo marito?». Pare arrivi dopo un’eternità questa sua risposta. Alza le spalle, cerca di tranquillizzarmi. Sono certa che ha compreso quanto potrebbe essere pericoloso Giulio, di cosa è capace. A caldo non ragiona, solo il tempo riesce a raffreddarlo. Sergio vuol dirmi qualcosa. Sta per parlare. Ci ripensa. Non si decide; si sforza ma il parto non avviene. È troppo titubante, e poi questo suo rassicurare, ammiccare, mima che ci penserà lui. Ma già dalle prime parole inizio ad agitarmi. Lo stomaco, sto male. «No no no…» ma lui continua. Non mi sta a sentire…

Continua…


Velia. Post 12. Ideaultima modifica: 2011-02-05T12:10:00+00:00da oroserio
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2 Commenti

  • La realtà che piomba nella fiaba, fino a frantumarla, a sporcarla…o, al contrario, è la fiaba che sfuma, perché, nel bene o nel male, la realtà esiste, ci piaccia o no, e preme?

  • È un vortice adesso, da cui non può uscire. Mi mette paura, ho paura insieme a Velia. Capisco una situazione del genere in cui sei paralizzata e aspetti solo il sostegno di qualcuno perché la forza non la devi trovare solo in te stessa ma anche negli altri, in chi ti è vicino.
    Molti casi di violenza familiare che sfociano in omicidi nascono in un clima di silenzio, di omertà, “si fa finta che” tutto va bene, che tutto è normale. E poi si scopre che quella normalità non è proprio normale…

    Riesci molto bene a descrivere questo stato d’animo, anche l’imbarazzo e il tentativo di esserle accanto di Sergio…

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