Feb 12, 2011 - Senza categoria    2 Comments

Velia. Post 13. Altamura

Post 13 . Altamura

Espone la sua idea senza enfasi, perché, dice, questo è l’unico modo per capire se ad Altamura c’è qualcosa che non va. Non mi vuol far correre inutili rischi. Il suo entusiasmo è al minimo, ma è comunque convinto che funzionerà. Credo lo faccia per farmi stare tranquilla, ma a me crea soltanto altra ansia «No. Sergio ho detto di no» mi agito appena e un leggero capogiro s’aggiunge al mio mancamento di poco prima, vorrei gridare: «Non se ne parla proprio…» ma non ci riesco, mi esce appena un sussurro. Al momento non ribatte, attende. Quest’uomo mi è vicino, in tutti i sensi. Penso un po’ a lui: un perfetto sconosciuto, almeno sino all’altro ieri, ed ora eccolo qui, che per convincermi cambia tattica. Mi si fa accanto. Un bacio a fior di labbra. È bellissimo ricevere calore umano. Ma da quanto tempo non ricevevo attenzioni, coccole? Dio solo sa quanto in questo momento ne ho bisogno. Si alza quasi di scatto, va a rifarmi il caffè. Me lo porta alle labbra «Non farlo freddare questa volta». Non posso parlare con la bocca piena; ne approfitta per spiegarmi come si comporterà. Quasi mi strozzo per rispondergli. Muovo l’indice come una lancetta impazzita; i miei no si scontrano con i suoi sorrisi. Ho paura. Non sono d’accordo. La tentazione di lasciarlo fare è forte, ma no, non posso. Scuoto la testa a destra e a sinistra. Non mi dà retta. Di testa propria si mette al computer, sulle mappe, sul satellite. Non riesco più a fermarlo, anzi vuole altre indicazioni da me. Mi chiede di tutto mentre si sposta su facebook. Ed è sulle immagini di mio marito che si sofferma a lungo, quindi passa su quelle di Claudia. Insiste per vedere quelle di Gioia, dei miei nipoti, di mio cognato. Gli indico la pagina, l’album dei ricordi; aggiungo che deve pensare alla sua, di vita. Alla sua famiglia. Io sono grande e vaccinata, non deve tralasciare il lavoro per me. Non mi risponde. Si alza. Mi bacia sul collo; sussurra nel mio orecchio che ha tanto tempo a disposizione, che non ha lavori urgenti e vuole aiutarmi e che se per favore accedo con la mia pass. Mentre lo usa gli dà del “diabolico” a questo social network. Come potevo dirgli di no? Adducendo cosa? Ed è così che a lui mi denudo della mia privacy… Mail e messaggini stupidi un po’ con tutti. Non si sofferma molto nelle mie cose, cerca solo conferme.              Impiega mezzora a far telefonate. Fornitori, parenti; credo si stia liberando da impegni già presi, e da chissà che altro…

Gli ho permesso di rischiare per me. Ma perché? Ho lo stomaco duro, mi sento bloccata da piccole fitte, dolori che si fanno sentire di più ricordando le parole di Gioia, il tono di lei, quando ha chiesto esplicitamente di non andare. Per ora, ha detto; precisazione che non cambia la sostanza. “Devo starmene eclissata”; questo è il termine che ha usato.

Si inizia così, col contare i minuti, quando si è in preda alle preoccupazioni per qualcuno a cui tieni. Sono in tensione ma devo saper aspettare.

Tre ore, dall’ultima telefonata con Sergio, da quando mi ha detto: «Ecco il cartello, Altamura, cerco un parcheggio vicino la piazza. Ti richiamo, a presto». Un secondo  ed è di nuovo lui: «Già mi manchi. Ti amo» e attacca, senza darmi il tempo di rispondergli. Mi ama? io sento di volergli bene, ho fatto l’amore con lui, ci sto bene, ma non credo di… Ho tanta confusione nella mia testa. Vorrei conoscerlo meglio Sergio, pur sempre un uomo, anzi no: è uno scapolo ammogliato attratto da questa nuova avventura, dal mio corpo, da tante cose di me.                  Non credo alle favole.

Mi decido. Lo chiamo io. Eravamo d’accordo del contrario, ma non ce la faccio più ad aspettare. Io dovevo solo fare squilli o mandare messaggi se fossero capitate delle novità, ma non risponde, non mi richiama. È libero. Insisto di continuo. Diventa irraggiungibile. Che ansia, troppa; non dovrei lo so ma dal tormento chiamo Gioia. Non risponde.

La frenesia di uscire mi assale, come una fame. Non conosco nessuno in questo paese, prenderò un tassì! Uno squillo mi fa trasalire. È il telefono di casa. Oddio! Chi sarà? La moglie… mi faccio coraggio, alzo la cornetta «Velia?» mi pulsano le vene del collo, non è possibile, non è possibile.

Continua…


 

 

 

 

 

Velia. Post 13. Altamuraultima modifica: 2011-02-12T09:17:00+00:00da oroserio
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2 Commenti

  • E’ un crescendo, non direi di paura, ma di tensione sì, che è anche più devastante…è una situazione talmente reale che ci si sente come in un dejà vu…e viene voglia di urlare: “Vattene, per favore, vai via, ci sono altri mondi, altre persone, altri amori, altrove. Ma vai via, per carità”. Bellissimo, Sergio 🙂

  • Purtroppo myblog ha qualche problemino e i nostri commenti si volatilizzano.
    Stefania c’azzecca sempre e mi trovo d’accordo con lei. Sì, è una situazione così reale che ti mette in ansia, come nei film da paura in cui ti chiedi: “ma quella è proprio scema ad andare in quel posto così buio! Ma non potava aspettare?”
    Ecco ti chiedi: Velia non potrebbe aspettare invece di incasinare la vita anche a quel poveretto?
    (domanda assolutamente retorica)

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