Feb 26, 2011 - Senza categoria    1 Comment

Velia. Post 15. Ansia

Post 15 Ansia

Ogni suono un incubo. Ogni piccolo fruscio è un rumore. Alimenta l’orrore. Penso a Giulio… Terribile restare soli… Come può essere stato tanto malvagio? Avrebbe fatto la stessa cosa anche a me? Credo di sì, se non peggio. Si è sfogato con lui. Sergio cosa c’entrava? e a me che avrebbe dovuto aspettare semmai… Ho dormito poco. Male. Troppi pensieri. Salto al trillo. Rispondo rispondo: è il centralino, la hall. Mi avvisano. Che sono arrivati. Devo scendere. E sto ancora così. L’indirizzo del mio alloggio lo sanno solo in caserma. Sono stata consigliata dal Capitano. Come mi devo comportare; come è meglio di no. Mi ha aggiornata sugli sviluppi sino a tarda notte. Alle due l’ultima telefonata. Lo ha fatto continuamente da ieri. M’ha pregata di stare nascosta, di non muovermi. E di non andare al funerale. Ci ha messo un po’ a capire che non me lo avrebbero potuto impedire. Mi affaccio alla finestra. La macchina sotto aspetta, devo sbrigarmi.

Finalmente scendo. Temo non mi ci portino, che facciamo tardi. La donna in divisa è cortese, un po’ freddina nei miei confronti. Potrebbe essere una mia impressione. L’uomo ha troppo distintivi e medaglie sul petto per essere un semplice carabiniere. Non ho mai capito nulla di gradi. Vedendo la mia faccia espongono un lieve sorriso. Non mi dispiace. La ragazza è un tenente; mi invita a salire avanti, a parlare. Non devo agitarmi mi dice. Le confermo che sono calma. Mi chiede se ho visto cosa dicono di me in tv. Le rispondo che ho sentito; le ho sentite quante chiacchiere. Rispondo insofferente. Approfitto per chiedere spiegazioni sul perché ci sia tanta differenza tra le notizie di dominio pubblico e quelle riservate. Delle quali peraltro sono al corrente. Le confido i brutti presentimenti che mi suscitano. La mia ansia. Lei allunga una mano e da dietro il sedile mi stringe la spalla. Tenta di tranquillizzarmi. Minime pacche. Non mi lasceranno sola. Chiede di Giulio, di come erano i nostri rapporti, di come è stato possibile non mi sia mai accorta della sua doppia vita, e di quanto potesse essere violento. Le accenno molti particolari che solo ora mi vengono in mente. È interessata. Dopo le esequie dovrò tornare a deporre.

Tre da una parte tre dall’altra. Sei uomini vivi per portarne uno morto. Sorreggono la bara. La vedo scivolare nell’aria ungendo i miei occhi. Piango. Defilata ma non certo inosservata in mezzo al gruppo di militi. La cassa. Legno che non so distinguere. È chiara; dà sul bianco, quasi… alla purezza. Sergio. La moglie dietro i figli. Loro sì affranti, con sguardo fisso, duro e tagliente. Accenni di lacrime. Non mi è parso di notare negli occhi di lei disperazione, forse solo disillusa rassegnazione. Occhi che non m’hanno cercata, al contrario di quelli dei figli. Maria e Rocco sono dolcissimi, ci siamo abbracciati. Mi conoscevano dalle parole di lui, da ciò che diceva loro di me. Sono incredula. In neppure due giorni. Segnati a vita. Mi sono commossa alle loro parole. Sarebbero dovuti venire una sera. Mi avrebbero presto conosciuta. Una cena. Il corteo parte lento. Voglio andare al cimitero. Dopo. Anche io. Devo ribellarmi affinché mi ci portino. Troppe scuse. Adducono che devo indicar loro altri particolari sulle usanze di Giulio. I suoi movimenti. Rispondo alterata. Che lo farò al ritorno. Se ne vadano al diavolo, digrigno tra i denti. Non si muovono. Scendo di scatto. Prendo la scena sin dalla loro auto digitando il numero del tassì. La tenente mi blocca la mano. La sua è ferma. La mia trema. Che devo stare calma me lo prega. Supera la stizza di un paio di loro. Comunque acconsentono. Stefania resta seria. Ho saputo dopo il suo nome; una bella persona questa donna in divisa. Non si fa notare mentre mi strizza l’occhio. Il suo abbraccio è importante per me.

Calce grigia come il cielo si va facendo oggi. È il colore dell’impasto. L’ultimo mattone ne viene infarcito. Non v’è emozione nel muratore. Con antipatico piglio professionale ostruisce ogni minima crepa. Ed è qui che penso all’anima, all’essenza dei pensieri, che non hanno bisogno di fuggire… Dolore acuto in questo momento. Le grida dei figli. Una moglie impassibile. Definitivo è il trapasso. Nell’acqua dei fiori tento di leggere il mio futuro. Tornerò spesso. Il resto della mia esistenza sarà qui intorno. Forse una nuova vita. Un salto al camposanto da fare tutti i giorni. Povero Sergio. Hai sacrificato la tua vita per me, altrimenti ci sarei io lì dentro. E torna l’ansia.

Nella stanza c’è il magistrato, l’avvocato; Stefania, un suo collega maresciallo. Io. Ho ripetuto tutto tante volte, troppe volte. Giulio non mi ha mai detto nulla dei suoi traffici. Devo giurare e spergiurare. Sapevo delle armi. Dell’altro giro, dei soldi, nulla. Ora è scomparso. Non si sa dove sia. Do a loro qualche altra indicazione, ricordi flebili. Disconnessi. Mettono a verbale. Lo cercheranno ancora a Roma, e anche a Rieti. E torna l’ansia.

Signora Donatella sei una donna in gamba. Lo devo ammettere. Le stesse doti di tua figlia. Peccato dice, che ai suoi tempi non ci si poteva arruolare. È stata in Croce Rossa. Non le è bastato. Versandomi il caffè lentamente, racconta la sua vita con il sorriso sulle labbra, dosando ogni parola goccia a goccia, sillabando il nero liquido. Sola con i suoi quattro bimbi. Marito commissario ucciso in un agguato. Stefania ne ha voluto seguire le orme. Terribili momenti in questa famiglia. Felici di poter aiutare qualcuno. È in questa casa che ho saputo la verità, una verità ufficiosa, ma conoscendolo, mio marito… Una trappola. Questo è stato. In qualche modo è riuscito a sapere. Dove sarei andata a rifugiarmi. Gioia mi aveva avvisata. Hanno trovato le foto ingrandite, sparse nell’auto. Stampe a colori, di quasi tutte le mie conoscenze virtuali. Quella di Sergio e di altri due appese al cruscotto. Bene in vista. Bastardo. Non ha avuto pietà. L’ha colpito con la macchina. Scioccato con l’urto. Trascinato per tutto il paese dopo averlo massacrato di calci in faccia. Negli occhi. Allo stomaco. Un omicidio. Premeditato, Stefania ne è certa. Che la sua intenzione era il mio sequestro. La tortura. Giulio prima di partire si è procurato corde, nastri adesivi e catene, e altro… È una sorpresa. Tipo pericoloso mio marito.

Continua….


Velia. Post 15. Ansiaultima modifica: 2011-02-26T16:06:35+00:00da oroserio
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1 Commento

  • I pensieri si susseguono corti, interrotti, a strascico… proprio come quando si è in ansia e c’è un clima teso; stilisticamente riesci molto bene a renderne il senso e l’emozione.
    Questa escalation di violenza cozza con questo comportamento svampito di Velia, come se lei non si fosse mai resa conto della realtà circostante.
    E d’altra parte questa sicurezza nella vittima di saper gestire e di non “vedere” la realtà è comune in tante situazioni di violenza.
    Arriverà il faccia a faccia tra Velia e il marito?

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