Archive from marzo, 2011
Mar 22, 2011 - Senza categoria    2 Comments

Velia. Post 17. Odio cieco.

Post 17 Odio cieco.

Una pattuglia, mandata dal comando. Altro che coppietta, e sono stati tutta la notte a vegliarci… Martino e Nicola giurano sulle loro effusioni, e che la macchina si muoveva… addirittura? Non mi è parsa una coppia affiatata. L’uomo un po’ panciuto, lei una bella ragazza; li ho visti bene quando sono scesi dalla macchina all’alba, per avvisarmi. Per darmi il colpo di grazia. Me lo aspettavo? No! Questo no. Contro l’odio cieco purtroppo non c’è nulla da fare, eppure proprio non avrei creduto Giulio capace di questo. Ed è che quando credi di essere arrivata a terra, quando credi che tutto è finito, che più in fondo non ci si va, e che potresti risalire la china, è proprio in quell’istante che tremi più forte. E le sabbie mobili ti risucchiano nel buio vuoto della tua mente. Non è bastato che Sergio, l’uomo a cui solo ora stai volendo un tremendo bene, è sotto terra per le tue colpe, Velia. Dopo che sei morta dentro può esserci anche l’inferno, perché lui, il Diavolo, non fa processi, neppure sommari, quando divora la ragione ai suoi adepti, e tu precipiti. Le fiamme divorano ciò che è tuo.

Piangi sfogati Velia! Non dar retta a tutta questa gente. Chi sono? nuovi amici? Stefania, Nicola, Martino; è venuta anche Pina con Carlo… Che ne sanno loro dell’amore? dei figli? Non ci vuoi credere. Di nuovo in un ospedale, stanza asettica da far male «Tranquilla, stai tranquilla» tutti ti dicono, bisbigliano. I medici si prodigano. Il viso del tuo ragazzo, lo vuoi vedere, te lo fanno vedere: è segnato, stanco, tumefatto, ferito, gonfio. Solo alla parola “fuori pericolo” il suo respiro ti parrà regolare, parola che ascolterai dopo tre ore di angosciosa attesa. Ecco Claudia. Finalmente, cresciuta davvero ora. Sta bene, le carezzo il volto, l’abbraccio. Piange. Si scosta, si asciuga, mi guarda, m’abbraccia forte tremando. S’è accorta lei di ciò che stava accadendo, altrimenti Lorenzo sarebbe morto. Non ci credo, non ci credo, insisto con lei parlando del padre. Che è anche suo figlio! Il tempo passa. Di nuovo giorno, lo portano nel seminterrato, a fare esami, risonanze. Brutti lividi testimoniano ciò che nessun figlio dovrebbe provare dal padre. Ho sbagliato e la maledizione bussa alla mia porta, vuole entrami dentro. Non credevo di avere tanta costanza, forza di riflettere. Rimangio le considerazioni di prima; chi è stato qui, chi è ancora qui, sono persone che mi vogliono bene. Balbettando abbraccio tutti.

Lorenzo sta meglio, domani ci parlerò, ora vado a dormire. Do a mia figlia il nuovo numero, quasi di nascosto. Dicesse a chi chiede di me che non lo ha, che non sa neppure se sono viva. Dicesse che non mi vuol vedere più. Che mi odia. Per la sua sicurezza. La chiamata quella sera mi è stata fatta da un apparecchio pubblico, a scheda. Altro non si sa. Lorenzo si è ribellato al padre, voleva per forza il mio recapito; l’ha picchiato a sangue, il bastardo; ha rovistato le sue cose. Claudia gli ha gridato di andare a costituirsi mentre lui fuggiva per le scale.

Dopo dieci giorni in un posto poco sicuro sono tornata da Donatella. Stefania sorride quando le dico che sua mamma è una pazza, che armeggia un vecchio fucile da caccia come farebbe un militare di professione, e una volta riposto con cura dentro la panca ci si siede sopra, gridando «E ora a tavola». Andiamo bene. Nicola e Martino hanno lavorato sodo, svuotato la stanza di Stefania e riempita della mia roba. Le pagherò l’affitto, dico. I due piccioncini proveranno a convivere di nuovo, giù al mare stavolta. Non a casa di lui. Dai lampi tra di loro credo sia la combinazione giusta. La mia condizione al momento non mi permette sereni giudizi. Le comunicazioni con casa a Roma le ho direttamente dalla caserma del paese, per ora. Mia figlia ha un ragazzo fisso, non il solito “nuovo amore”. Non me lo aveva mai detto. Mi ha chiesto se mi dispiace se qualche volta si ferma a casa, questo suo lui. Vuole sentirsi davvero protetta. Ma le cose quando accadono accadono tutte insieme? Che altro mi devo aspettare?

Continua…


Mar 7, 2011 - Senza categoria    3 Comments

Velia. Post 16. Stefania

Post 16 Stefania

«Se non era per Sergio… se non era per lui…». Paiono proprio convinte di questo, madre e figlia. Lo ripetono di continuo, che se non fosse stato per lui non starei qui a raccontare. Qui. Al sicuro. Voglio andar via. Ho deciso, torno a Roma. È più d’un mese che non vedo Lorenzo, Claudia…

L’idea che mio marito fosse un terribile delinquente non mi era mai passata per la mente. La realtà eccola. Due uomini con il giubbotto antiproiettile salgono avanti a me. Mi sento a disagio. Ci precedono sospettosi con il casco blindato indosso. Uno si ferma; l’altro sale le scale sino al pianerottolo, al piano di sopra. L’autista resta in macchina. Un altro carabiniere è giù, nell’androne. La casa prima di farci entrare è stata di nuovo perquisita. Lo è stata più volte. Claudia ha le lacrime agli occhi. È gonfia; mi aiuta a prendere le cose più intime, per le altre ci sono i facchini. Un furgone da riempire. Stefania voleva venire. Ha fatto di tutto, non le è stato possibile. In gamba questi suoi colleghi. Deve avermici raccomandata. Lorenzo resterà qui con la sorella, vivranno da soli. Loro non temono il padre, che s’è pentito, giurano… E si sarà calmato, e insistono con il solito «No che non doveva farlo ciò che ha fatto», e giudicano. Troppo inquieti i miei figli, con i loro ma e i loro se… Io, il loro cercar scuse, mi sforzo… vorrei poterlo comprendere. Non lo condivido. Mi sento in colpa. Ho ripreso a non mangiare.

Devo andare via di qui. Non mi sento. Stefania ha detto che non mi lascerà sola. Che al mio ritorno condivideremo la sua casa estiva. A Torre Canne, per un po’. Con la scusa così anche lei approfitterà per cambiare aria, noi due senza il suo ex. La parola ex me la scandisce più volte, seria, e anche la sua mamma mi ripete che sa farsi voler bene troppo. Troppo sino a trattenerla… Sì anche da Donatella vuole star lontana. Per un po’.

Mi ha pianto come si piange una figlia, santa donna. Una le se ne va senza abito bianco; lacrime vere. Io la mamma non l’ho più. Mi sono commossa. Ci aspetterà a cena ogni tanto… Martedì prossimo si lavora, occupazione questa che durerà solo pochi mesi. Sino a Settembre. Lorenzo e Claudia mi ascoltavano assenti, appuntandosi telefoni e indirizzi, apprensivi, specie lei, come se dovesse dirmi qualcosa, qualcosa che ancora non esce dalla sua bocca…

Martino è simpatico. Stefania ha ripreso a frequentarlo, così, di vista dice, che giusto lo saluta. Per ora, aggiungo io. Stasera siamo state invitate. Mangiamo qualcosa in questo ristorantino che consigliamo anche noi, ai nostri clienti. Pesce. Sono passati oramai tre mesi e cento chilometri da quella cena a Molfetta con Sergio, l’ultima, prima di andare a casa sua. L’aria salmastra nelle narici mi fa perdere nel tempo che non c’è più… Mi offre del vino, l’ex della mia amica. È tutto un ex. Ex carabiniere, suo ex convivente, ex ricercatore, ex pescatore e se si contano i lavori che ha fatto, dovrebbe averne sessanta di anni. Ne ha trentacinque. Qualche battuta, finalmente si ride. Ha l’età di lei. L’altro qui presente si vede è più grande. Dieci anni di più, confermano alla mia domanda, e qualcosa negli occhi di cui non vuole parlare. Stefania insiste un po’; deformazione professionale dice, sorriso complice. Lei sa. Presentato di fretta non ne ricordo neppure il nome «Scusa, come hai detto che ti chiami?». Ci pensa Nicola dopo un po’ a rompere il ghiaccio, passeggiando con me sulla spiaggia. I due piccioncini si stanno ritrovando. Sono a trecento metri buoni avanti a noi. Spicchio di luna datti da fare. Si spostano ancora in avanti, in una pozza d’ombra. A questo punto noi ci fermiamo. Mi vien da sorridere pensando a Martino come un ex ex. Quest’uomo mi osserva dalla distanza di due passi da me. Non sa il motivo di questo improvviso mio buon umore, non conosce la mia storia. Mi offre un gelato, e poi inizia a parlare. Non sono abituata alle confessioni, resto di ghiaccio al suo dire… Che non gli piacciono le donne, che se ne è accorto tardi, dopo il matrimonio. È questo il suo tormento, di averlo capito dopo un figlio. Quattro anni. Devo esercitare un severo controllo sulla mia reazione. La mia mimica facciale deforma le labbra, si espandono da sole. Temo si senta deriso. Mi viene in mente di non crederci, ho tanti nomi in testa con cui chiamarlo. Un sistema per provarci? Chiederò a Stefania. Lui continua. Sua moglie e il bambino stanno a Milano. Per volere di lei non si sono ancora legalmente separati. Ha insistito, vuole riprovarci. Lui invece vorrebbe il divorzio. Si rilassa; dice che anche in me ha notato sofferenza. Forse è per questo che seguita a confidarsi e dalla tasca tira fuori la foto di un uomo, del suo nuovo amore. No ma che fai? cosa ho fatto io per meritare queste situazioni? Vibrazione… nella tasca della giacca che ho sottobraccio vibra ancora. Momento tragicomico, smette. Non riesco a leggere chi è. Mi sposto sotto il lampione. Muovo la mano che regge il cellulare. Luce. Numero privato! «Scusa un attimo». Non può capire. Spingo un tasto, disturbo Stefania. Sarò anche una stupida paurosa ma… Lei già sta venendo verso di me. È al telefono, con il comando. Questo numero l’abbiamo cambiato, oltre io e lei non lo conosce nessuno… no no, lo sa anche il mio principale, e il Capitano, e ce l’hanno anche in caserma. In giro c’è insomma. Enumero sulle dita le possibilità. Faccio mente locale: «Claudia! Lorenzo!» cazzo! Decidiamo di andare via. Nicola si fa curioso, e così che scopro la sua professione. Giornalista. Ci mancava. «Mi fido di voi» è di nuovo il tenente; parla e comanda, dà disposizioni; si appunta il numero di Nicola e a me “sequestra” telefono e scheda. Ci lascia nella casa al mare e se ne va facendo stridere le gomme. Penso al mio poliziesco preferito. Nel silenzio dovrei prendere sonno, in effetti è tutto tranquillo. Sto per addormentarmi… la maniglia, Martino entra nella stanza, accende la luce. «C’è una macchina sospetta qui fuori». Mi agito, cerco con gli occhi scostando le tendine. Una coppietta, almeno pare. L’uomo eterno ex si mette al telefono, la sua lei non si fa prendere, è irraggiungibile. Non sappiamo che fare, la musica da sottofondo si alza di tono, un pezzo romantico la suoneria di Nicola. È Stefania. Ci stiamo cercando a vicenda. Me la passa «Tranquilla» dice «Se ne vadano pure a nanna i baldi uomini, che ci pensiamo noi…».

Continua…

 

 

Mar 1, 2011 - Senza categoria    3 Comments

…perso

 


“…perso nei paesaggi che mi parlano di te, nelle tue forre, assaporano i miei sensi il muschio… bevo alla fontana, ed ai bordi il bosco…”