Archive from giugno, 2011
Giu 29, 2011 - Senza categoria    3 Comments

Velia. Post 21. Famiglia

Post 21 Famiglia

Il suo portatile! Meno male che alla fine lo ha lasciato, non voleva, deve essersi impietosito. Per qualche ricerca, gli ho giurato. Lui. Come un padre, le solite raccomandazioni…

Ho solo sbirciato profili, giuro. La nostalgia è tremenda, lo confesso, ma è meglio non farlo, ciò che ho in mente. Troppe tentazioni; io non posso avere contatti, né mandare messaggi. Lo so lo so. Che palle! Ecco vedi? So controllarmi, la pagina dei Taxi, anche altri tipi di mezzi pubblici. Perché no il treno? Alla stazione potrei farmici accompagnare da Duccio, lasciare lì vicino cioè. Non occorre dire nulla, la scusa di una visita… possibile non riesco a pensare ad altro? Devo fuggire? Ma allora meglio la macchina, che cretina! Sì. La macchina. Domani torna Nicola, non credo sia impossibile, parlarci, saprei quali tasti usare… Mi ritrovo sui siti. Le dita ci son andate da sole. Senza neppure accorgermi, i miei vecchi contatti. Velia cosa fai? Nulla nulla sto solo dando un’occhiata. Chat rigorosamente chiuse. Nessun segno della mia presenza, lo so. La tentazione di ripulire il mio profilo è forte. Qualcuno lo ricordo. Rodolfo esiste ancora, sorrido e non mi fa male. Cambio. Vado da Lui. I figli gli scrivono in bacheca. Ho le lacrime agli occhi.

Ogni capitolo un viaggio. Ogni pagina un soffio, un rischio, una vita.

Mi si è addormentato il braccio. Sto scomoda ma non posso muovermi. Ho paura di svegliarlo, ma mi accorgo che anche Gabriele sta scomodo. Smania. Gli ci vorrebbe un cuscino; ecco, aspetta, faccio piano piano, vieni qui, dai piccolo, sulle mie cosce. Va meglio cucciolo? Respira regolare, e a me non distrugge il fianco. Non ha aperto gli occhi; questo bambino sempre solo. Avrà bisogno di coccole, si vede, lo sento. Ci vogliono le mamme per i figli. Dovrei essere l’ultima a giudicare; ma no, e perché? Cosa ho fatto di male? I miei figli erano grandi… Stiamo rallentando. La macchina scorreva veloce, prima, ora altre montagne, tanti lavori in corso, deviazioni, sobbalzi. Non ho alcun diritto di entrare in una altra vita. Così facendo do una mano a sconquassarla, Nicola se non ci fossi io a rompergli le scatole magari penserebbe alla propria moglie. A ricongiungersi. Hai un visino rilassato Gabriele, lo sai che domani ti portiamo al parco dei divertimenti? nuovo, grande. Poi ancora al fresco, su in montagna. Hai la pelle liscia, la fronte asciutta, mi mancava carezzare qualcuno senza problemi. «Velia a cosa pensi? Ti va di parlare un po’, mi viene sonno…» «Fermati. Guido io. Se vuoi… Hai avuto una bella idea Nico’ ma tutta una tirata di stanchi. Andiamo subito a Valmontone o prima passiamo da casa mia?». «Meglio riposarsi un po’ Velia, non credi? dorme?» «Io credo sia meglio passare subito a Roma; sì dorme, è un angelo; telefoniamo a Pina, con il tuo però, che mi avvisa i ragazzi a casa. A me basta vederli, parlarci un po’. Poi mi riporti nel nulla» sorriso mesto il mio. Siamo partiti senza organizzarci, dovremo pur dormire stanotte. Almeno una notte, da qualche parte…

Ore 15.00. Periferia di Roma; trattoria alla mano prima di pagare sto al telefono con Pina. Piange ‘sta scema. La commozione è contagiosa. Decidiamo di vederci; andremo dalla sorella, sta a due passi ed è più seria e a parer mio è più tranquilla di lei. L’ultima parola non la dico. Sono il navigatore di Nicola, passiamo sotto i miei luoghi. Gabriele si sveglia, mi distoglie, tolgo la maschera…

Pina non è cambiata affatto «Velia, non ti riconosco più, potevi chiamare, i ragazzi li sento spesso, chiedono consigli» etc etc non la finisce più. Sorseggiamo un caffè e mezzora ancora a parlare. Lei blatera più che altro. Io ho momenti di mutismo. Il bambino smania. Nicola si informa. Non sa dove passare la notte, chiede, telefona. Usciamo. Si va. Io e Pina da una parte. Lui ed il bimbo da un’altra.

Continua…

Giu 19, 2011 - Senza categoria    2 Comments

Velia. Post 20, Nostalgia

Post 20 Nostalgia

Tra la fine d’Agosto e i primi di Settembre sarà di nuovo qui con il figlio. Lo porterà con sé, insieme a lui si fermerà un po’ di giorni. A Ottobre tornerà da solo, dopo aver festeggiato a Milano con il piccolo, il suo compleanno, cinque anni. È giusto ci siano tutti e due i genitori.

A me sembra che Nicola fugga. Continuamente, peggio di me. Lui non si sa da cosa. Non capisco le sue intenzioni. Dice di volersi stabilire qui, vuole sentirsi libero, trasformare anche la sua professione, scrivere. Ma senza muoversi; un free lance locale e senza impegni. Molto locale, mi viene da aggiungere, perché inoltre vorrebbe avviare un’attività quassù, interessarsi di sport di montagna, attrezzature, turismo. Non è stato chiaro. Non dice ciò che ha in mente, c’è dell’altro nei suoi occhi. Spero, più che altro per lui, che non si aspetti nulla, nulla da me, ho altro a cui pensare, ed ora questa sua iniziativa, mah, Irma è scettica, dice di non credere nelle parole, né delle sue né di chicchessia. Contano i fatti, dice «Quassù non si fanno affari. Ancora non ha capito un caspita dalla vita quel nullafacente. Troppo stupido o troppo buono…». Rancore? Lo tratta come un fratello a Nicola; è con la moglie di lui che sono imparentati però. Irma è convinta che in questo paese non occorra altro. Parole che non del tutto condivido rintoccano nella mia mente. Non riesco a prendere sonno. Possibile mi manchi il caos della città? Casa mia, lo shopping; il negozio di Duccio rifornisce gli abitanti di ogni ben di Dio. Alimentari sigarette caffè schedine bombole del gas attrezzi e via dicendo… tante cose le producono in proprio, lana, indumenti, una volta era la norma. Affascinanti storie si tramandano. Fiera gente di montagna, tutti con nonni partigiani, bracconieri, veterinari e contrabbandieri; al confine volendo si arriva anche a piedi, una quindicina di chilometri, una bella passeggiata da effettuare nella stagione buona. Ai pochi turisti vendono il formaggio, formaggio di malga, e gli insaccati, naturali, non come quelli che abbiamo nei supermercati. Prodotti genuini in cambio di una vita isolata. Per quest’inverno sono stata avvisata. Se non scendo a valle mi ficco d’avanti a uno dei caminetti. Senza uscire casa o negozio non farà differenza; la mia rassegnazione è una finta. Lo so mi conosco. La nostra Irma mi fa coraggio, sarà con me. Mi sta insegnando molto. Ha avuto ospiti ragazze di colore che ora vivono in una casa in fondo al paese. Si sono ricongiunte alla famiglia, sette persone in tutto. Dal comune di sotto premono che ne ospitino altre. Molte case sono sfitte. La vita è dura, chi ha potuto è andato via. Sono i giovani che partono. Raramente tornano, come non comprenderli, sono appena arrivata già fuggirei. Problemi economici non ne ho. Si faranno sentire, e non sono quelli, è che… ho bisogno di vederli, di parlare con loro. Non si può stare senza mamma, anche se non lo dicono, Lorenzo e Claudia non sono petulanti, terranno ognuno per sé le loro sofferenze. Ma io non voglio fare pazzie. Volendo. Un salto a Roma, una sorpresa perché no?…

Non avvisare nessuno Velia. Nessuno nessuno. La vita è un libro che non si finirà mai di leggere…

Continua…

Giu 11, 2011 - Senza categoria    2 Comments

Velia. Post 19, Il Sogno

Post 19 Il sogno

Lo avevo promesso a me stessa. Dovevo, fare qualcosa, non potevo restare inerte a non vivere. Rischiare io e far rischiare i miei figli. Farlo fuori? facile a dirsi. Per difesa? …forse. Con il problema di fronte. A caldo. Non so, non credo, non sono riuscita ad ammazzare le zanzare quest’estate, ho pianto quando è morto il gatto, e poi, così, ragionando, cosa potrei fare? Una riconciliazione? Il perdono? Violenza ripagata con la violenza? Ci ho pensato tanto. La soluzione è stata andarmene via. Via dalla vita che conoscevo, via dei miei figli per un po’, per un bel po’. Spero non per sempre. Per ora non avrò contatti diretti, neppure virtuali. Per qualcuno è un gioco risalire ai terminali. Decisioni prese si riflette meglio, ed ora approfitto del sogno, e che sogno stanotte, uno stimolo a ripensare. Non ci badavo mai prima. Sognavo ma non rammentavo nulla. Ora ricordo tutto, il capitano, col berretto al contrario, la barba lunga, il traghetto sul torrente, i paesi della mia vita, altri, impossibili, surreali. Poi… la discesa dalla montagna verso il mare. Navigare schivando case, boschi, macigni, piccole rocce. Galleggiare in mezzo metro d’acqua. Si vedeva il fondo. Eppure sono scesa sotto la linea di galleggiamento della nave. I ponti inferiori, la cabina. E quei baci? …anzi uno, sì un bacio, è stato particolarmente lungo, a riprese, ne ho il sapore in bocca, capire di chi era quella lingua, chi era con me, ma l’imbarcazione non mi dà tempo, si espande, è già in mare a forzare le onde. Spruzzi salati sulle labbra, labbra diverse, labbra sconosciute… Non credo vi saranno più uomini nella mia vita. Nessuna premonizione. Giulio dovrà maledire se stesso e ciò che ha fatto. Non avrà scampo. Mi hanno aiutata a scrivere. Specialmente a lui. Ne ho avuto bisogno. Divorzio e cavilli legali ci penserà l’avvocato. A Claudia a Lorenzo è stato più semplice. E poi mia sorella ad Altamura, lo dirà lei agli altri. Con lei avvisata sarà come aver dato notizie alla stampa. Vaghe notizie infatti. Che Velia non esiste più. Due righe anche a Pina. Stefania dice che mi comprende. Il suo sguardo sconcertato fa intuire il contrario. Nicola è felicissimo di questa incombenza che gli sto procurando. L’idea è nata dalle sue ferie estive, dai suoi racconti, Spero non si metta nulla in testa, gliel’ho detto in faccia, non glielo mando a dire. Non ho intenzione di deludere nessuno, specie lui, tanto dolce, disponibile. Un vero amico, una sensibilità che è rara trovarla in un uomo. Già. È un sorriso sarcastico quello che indosso ora. Mi accorgo di aver mutato molte delle mie opinioni, allentato pregiudizi. Non rido più di Nicola. Penso sia il patire sofferenze che fa cambiare. Da questi miei appunti si noterà. Ne sono certa. Freddezza la mia? Forse. Anzi no. Glaciale è la parola che vedo adatta a me. Per non ferire. Per non ferirsi…

La mia vita è mutata, le bestie al pascolo, il fresco d’Estate; è freddo se si resta all’ombra, la gente di qui si fa gli affari propri in modo perfetto. Sono gentili. Per ovvi motivi non dirò altro che possa far risalire ai luoghi. Giulio potrebbe tornare in libertà vigilata. Non si sa mai…

Arriccio il naso. Non sono abituata al puzzo; mi rendo conto che non dovrei farmi notare. Si potrebbero offendere. Se per loro è profumo per me è tanfo. Pecore, vacche, capre, galline, stabbio; meglio non continuare… E anche il cibo. Il latte sarà genuino ma per me ha un sapore forte. Occorre aspettare che viene su, che bolle. Nei racconti di mia madre c’era questo ed altro che usano qui. In molte cose la ritrovo. Un boscaiolo che potrebbe essere mio padre sorride ogni volta che mi incontra. Mi saluta in continuazione, se mi vede in difficoltà mi aiuta in ogni modo. Un vedovo. Qui ci sono più vedovi che vedove. La mia “istruttrice” mi prende in giro: mi fa la corte il vecchio Remigio, e ci proveranno anche altri, insiste ammiccando. Ride, Irma, cugina di chissà quale grado della cognata della moglie di Nicola. È una donna all’apparenza rude, un’autorità qui. Mi apro con lei. Lei con me: è convinta che probabilmente morirà nella media delle sue compaesane e che Duccio camperà cent’anni. Lei ha una sorella gemella che vive a Varese. Il marito le è morto un paio d’anni fa. Tutti salutano, non c’è imbarazzo né curiosità nei loro sguardi, sorrisi sinceri, dai tavoli, nel parco. Le stelle alpine, un paradiso, i vialetti, il bar, dove si commentano i pochi giornali che arrivano, e si aggiornano i fatti del posto. D’Estate ci si ritrova un po’ tutti, si sta a lungo insieme… D’inverno tutto diverso, sarà duro dicono, si preoccupano per me. Lo sento da ora che sarà duro, lo so. Ma non per ciò che credono, sarà duro perché son certa che mi ribellerò anche a me stessa. L’ho fatto una volta, temo di farlo di nuovo. Nicola va e viene, non si ferma mai più di due giorni…

Continua…