Archive from luglio, 2011
Lug 24, 2011 - Senza categoria    2 Comments

Velia. Post 23. L’amante

Post 23 L’amante

 

 

Toglietevi di torno, che confusione. Lasciatemi respirare, vi prego, e le sirene, e i carabinieri, anche l’ambulanza ci mancava… Mi gira la testa, cosa è successo? Dovevo correre via, lo dice a tutti Nicola. È spazientito dalla mia flemma. Alza la voce, urla che sono stata una pazza. Se l’è fatta sotto, lui. Ed io? Io no. Lo dico convinta, oramai sono una donna temprata, che si aspetta di tutto. Ma quale flemma, è che non ho forze, parlo parlo e non capiscono ciò che dico, perché balbetto, e lo faccio tra le lacrime.

Non mi lasciano, queste lacrime. Escono da sole, quando meno me lo aspetto mi rigano le guance, salate sulle labbra. Mi tormenteranno per qualche giorno ancora, anche quando «Signora basta piangere, ci deve aiutare scusi altrimenti non riusciamo a venirne a capo» ma che vuole questo maresciallo qua? Che modi! Dire rudi è un eufemismo, è proprio stronzo. Quando ci vuole ci vuole. E insiste. Stefania aspetta un po’… Non vorrebbe intromettersi, poi per fortuna «Velia sforzati, cerca di ricordare, possibile voi due non avete notato neppure il colore di quella macchina?». «Chiedi a Nicola… aspe’, mi pare, sì scura, era scura». «Lo abbiamo già sentito il signor Cucchiaiati. Ci ha detto che era rossa, rosso scuro. Lei ce lo può confermare?». «Io posso dirvi con certezza che sembrava una macchina da formula uno, il rumore, il rombo; e la linea, sportiva tipo Ferrari, Lamborghini, motori potenti, sono stata diverse volte ai Gran Premi con il mio ex…». «Ex? risulta che siete ancora sposati» ma che dice, è pazzo? questo carabiniere mi sta antipatico, Stefania strano se ne sta zitta… «Senta Di Ruvo, visto che la Piperno qui presente è sua amica e visto che anche lei oramai è qui, è presente anche lei insomma, ci aiuti, le dica che anche il più piccolo particolare può esserci utile». «Non si possono controllare le amicizia del marito?» Stefania parla per nulla infastidita dai modi del maresciallo, e se lo è non lo dà a vedere «…se hanno macchine di grossa cilindrata?». La testa del consumato milite dondola, la mia tenente credo abbia fatto centro. Pare il collo di un coccodrillo il suo, e anche gli occhi. Un coccodrillo col berretto. Esce. Nel muoversi storce le labbra, un tic. Entra in una altra stanza. Sta un po’. Quando torna annuisce alla mia amica. Io e Stefania usciamo.

Pensando pensando un particolare mi salta in mente: il mestiere del defunto marito dell’amante di mio marito, la vedovella, quella conosco io, perché credo ne ha anche altre. Rammento se ne parlava, si parlava di corse clandestine, ma così, indirettamente, quando era ancora vivo, dai discorsi si capiva che vi partecipava. Non rammento il momento, quanto tempo è passato, né in quale frangente. La metto al corrente. Stefania è scettica, non crede ci sia nesso, dice di attendere. Se dai riscontri ordinati casomai salta fuori qualcosa… Rimugino, effettivamente anche se fosse la vedovella che interesse avrebbe? Perché rischiare? E se il loro rapporto… mmm… Io immagino cosa potrebbe averla spinta, forse. Ne riparlo con la mia tenente. Scrolla le spalle. Mi sorride, dice che i miei sono solo sospetti portati dal rancore, ironica mi invita ad entrare nell’Arma. Per qualche minuto ce ne stiamo zitte. Poi scherzando fa alcune domande. Precise domande, attinenti a ciò che le ho appena esposto.

Nicola se ne è andato. Il bimbo non poteva restare, a me hanno pregato di attendere, ci sono alcuni risvolti nella vicenda, Stefania al momento non mi dice di più. Anche lei tra poco andrà via, dovrò trovarmi un alto posto per dormire, non mi va di restare da sola in quella pensioncina… Finché c’era qualcuno che conoscevo andava bene. Intanto non tutto il male viene per nuocere. Sto con i miei figli, li vedo tutti i giorni. Pina dice che sono paranoica: perché non me ne torno a casa mia? Poi vede la mia faccia e smette di dire cazzate.

L’amante di mio marito è in caserma. La stanno interrogando. Una macchina dei carabinieri mi sta riaccompagnando in montagna, si sono scomodati. Stefania al telefono mi ha pregata di stare tranquilla, che lei e Martino con la scusa di venirmi a trovare si faranno qualche giorno di ferie fuori programma.

Continua…

Lug 10, 2011 - Senza categoria    2 Comments

Velia. Post 22. Istinto

 

Post 22 Istinto

Il telefono della mia amica è qualcosa di spettacolare, almeno per me. Lo sto consumando. Dovrò aspettare per vedere Claudia. Verrà più tardi, con il suo Federico. Sapevo stavano insieme ma non che convivessero. A casa nostra, hai capito! Se avremmo potuto noi, ai nostri tempi. Conoscerci meglio, prima di fare danni… Con Lorenzo, chissà se vanno d’accordo. Il mio bambino. Finalmente lo rivedo. Non sarà solo. Si decide per una pizzetta al lago. Telefono a Nicola. Chiedo perdono. Non si scompone, mangerà con il piccolo lì dove ha trovato le camere per questa notte… Fissiamo l’appuntamento. Dove ci siamo lasciati. Verrà a prendermi sotto dalla sorella di Pina, faremo tardi, per l’orario preciso ci sentiremo al telefono.

La mia famiglia. Sensazioni indescrivibili. Un sogno vederci riuniti. Non credevo sarei riuscita. Momento magico. Lacrime di felicità. Nessuna recriminazione. Una serata fantastica. Con i ragazzi momenti tanto lieti non ne rammentavo da anni, da piccoli. Troppe cose da raccontarsi. Dimostriamo un’eccezionale capacità di dribblare discorsi sconvenienti Rara gioia per me. Rimorsi e brutti ricordi scompaiono.

Il tempo vola. Devono andare, domani è giorno lavorativo. Mi alzo pensando al piccolo Gabriele, ma la promessa di rivederci è sincera, magari su in montagna. Abbracci e baci. I nuovi arrivati mi dimostrano affetto. Il “genero” è un uomo. Riempie di attenzioni a Claudia, le dà sicurezza. Scherzano di me, di farmi diventare nonna. Bianca è il contrario. È una bambina, non voglio parlar male, ma tant’è. Pochi fatti… Tante troppe parole. Non si è vergognata un attimo di dire spropositi. Che qualche volta è restata a casa a dormire con Lorenzo. Ha detto che è libera da sempre di dormire fuori. Che i suoi si fidano, di lei, ché altrimenti scuse non le mancano. Un anno meno di lui. Alta. Più alta di Lorenzo. Sarà anche bella ma… Il seno è troppo grande per quel corpo esile. Da modella nervosa, troppo trucco, e fuma. Lui no. Povero Lorenzo. Ho provato a dirgli qualcosa, di usare… fare attenzione. L’ha presa a male. Ho dovuto cambiare discorso, ma lo sa che io non mi impiccio. Io voglio solo il suo bene. Io se dico una cosa la dico per lui, per il suo futuro.

Sotto le finestre della sorella di Pina ci lasciamo. Tapparelle chiuse. Strada buia. Si accendono dei fari. La macchina di Nicola si avvicina. I ragazzi danno un lieve colpo di clacson e scompaiono; sì è proprio lui adesso lo vedo. Si salutano a cenni. Neppure mio figlio volta all’incrocio che di un’altra macchina laggiù in fondo si notano i fari. Scatta in avanti con un rombo incredibile e gli abbaglianti e una ripresa da formula uno. Stridio di gomme e sorpassa a destra, è pazzo! Non ci passa non ci passa… Sbanda. Si riprende tenendo le ruote di destra sul marciapiede per fortuna basso, per i disabili. Ma si solleva. Sbanda di nuovo e urta la fiancata di Nicola. Nicola si attacca alle trombe. Si sposta. Mi punta. Urlo. Dove vado? Una delle due auto mi prende, lo sento; atterrita non so cosa fare. Mi butto. Chissà perché ho scelto il cofano della macchina di Nicola. Che inchioda. È stato istinto. Altro che dove capita capita. Vado in terra di viso. I miei figli nei pensieri. Troppa paura, dicono che ho gridato, che hanno temuto… Non ho visto l’uomo alla guida. Né il tipo di macchina. Nulla. Esasperati cambi di marce, sgommate, e tutto è scomparso. Scura. Sì era una macchina scura. Domande dopo tante. A me stessa più che altro. Si accendono luci alle finestre. Avrei dovuto saperlo che non poteva essere Giulio. Stupida sì ma una telefonata a Stefania e all’avvocato da parte mia c’era stata, prima di scendere a Roma. Parlando con garbo, fingendo curiosità. I ragazzi corrono verso di me. Nicola scende subito. Preoccupatissimo mi abbraccia. Il bambino in macchina è in piedi sul sedile. Ha il nasino e palmi delle mani incollate al vetro, gli occhioni spalancati. Cosa ti sei fatta? Rispondi sei ferita? Mamma cosa ti sei fatta? Il sangue. E se torna? Chiamiamo qualcuno? Parlano tutti insieme. Piccole ferite, escoriazioni. Non riesco ad alzarmi. Mi aiutano. Mi sento debole. Dolori dappertutto, alle spalle, alle ginocchia, al volto ma sono riuscita ad evitare il peggio. Senza sapere di preciso come. Quello mi avrebbe investita. Invece Nicola ha frenato. Protetta dalla mia incoscienza. È questa la mia fortuna.

Continua…