Ott 2, 2011 - Senza categoria    1 Comment

Irene e Martina. Post 4, il cliente

 

Irene e Martina. Post 4, il cliente

 

 

 

Percepire le salite… socchiudendo gli occhi; e poi le discese, dalla tonalità dei giri. È la sua specialità. E altri giochi solitari. Per gustarsi il meglio non ascolta musica. Solo la radio gracchia. La radio della ditta con la quale comunica con i suoi colleghi. La distoglie dal fantasticare il nitrire dei cavalli.

Si dà della matta Martina. Sempre sovrappensiero.

Ma! Cazzo! un cucciolo laggiù!

Si vede. Non si vede.

«Fermati!» urla «Fermo là!».

Non può sentirla. Trotterella.

Un po’ avanti. Un po’ dietro. Se ne va tranquillo per i fatti propri.

Dev’essere saltato fuori da quelle villette a schiera.

Siepe fitta fitta.

Ora è indeciso sul ciglio della strada.

Lei è veloce.

Pigia il servofreno solo quando gli sta quasi sopra.

Ha una stretta nel petto.

Scarta di sterzo. Di qualche centimetro. Ha macchine dietro, quindi poco freno.

Rumore cupo. Classico del motore depresso. Il pesante automezzo neppure si scuote.

Non può bastare.

Inchioda! Rilascia subito il pedale. «Scansati scansati. Fermo, via via…».

Un inutile istintivo colpo di trombe «Noo!». Martina ha il cuore impazzito.

Tratto in curva. Non poteva spostarsi di più verso il centro. Frenare troppo pericoloso. Le si poteva infilare dietro qualche autovettura. Poteva morire qualcuno. Inutilmente magari.

Ha chiuso gli occhi. Pure quelli in ritardo. Quando è stata certa di poterlo fare senza rischi. Si giustifica. È stata troppa fredda. Troppo professionale. Si accusa.

Se fosse stato un bambino a saltar fuori all’improvviso?

Non sa cosa è accaduto al cucciolo.

Dai retrovisori non si vede nulla.

Con calma manovra.

Prega Dio di non averlo schiacciato. Si accosta. Tanta tenerezza dentro di sé. Umore indescrivibile.

L’amaro in bocca. Le quattro frecce accese. Non trova di meglio che fermare l’ingombrante mezzo ai margini della strada.

 

 

 

«Non avresti potuto fare altro tu nella vita» urla il cliente «puttanella rotta in…» arriva un’auto con i finestrini aperti. Continua a sibilare tra i denti epiteti irripetibili. L’altra macchina non si ferma. Ma lui non ha coraggio, né di urlarle contro né di avvicinarsi troppo, a quella ragazza. Rimonta in macchina vedendo che lei non demorde. Anzi Irene gli si avvicina minacciosa. Agitata risponde al telefono. A voce alta. A chissà chi.

È incazzata da far paura. Con gli occhi di fuori lancia un colpo forte sul cofano. Con quella lurida mano, pensa il cliente. Preso da mille scrupoli non sa decidere . Ingrana la marcia. Ha troppo da perdere… Le avrebbe dato sì altrimenti una bella lezione a quella. Ma lui è di zona. Qualcuno potrebbe riconoscerlo. È una brava persona lui! Le mani non se le sporca con una di quelle! Lui! Ha moglie, due figli, nipotini lui!

«Ferma troia» con il naso fuori dal finestrino «che cazzo fai sporca… » tira fuori il peggio di sé, a mezza bocca. Tanto da udirle sì e no lui le sue parole mentre lei seguita a colpire la macchina.

«non la toccare» le inveisce «tornatene al tuo paese di…» il rumore della propria sgommata copre il suo razzismo gratuito.

«Spacco io a te!» è libera di urlare Irene. Lancia qualcosa che aveva in borsa. Colpisce il lunotto. Minimo lo scheggia; il rumore di schianto non lascia dubbi. Il cliente disorientato se ne va.

Sorride Irene. Non ha fatto alcun numero. Non c’era nessuno a parlare con lei. Il solito trucco di quando le cose non vanno per il verso giusto. Uno dei tanti espedienti.

Non solo. La targa della macchina, colore e modello su di un taccuino…

Non si sa mai!

 

Continua…

 

 

 

 

 

 

Irene e Martina. Post 4, il clienteultima modifica: 2011-10-02T15:45:00+00:00da oroserio
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