Archive from luglio, 2012
Lug 31, 2012 - Senza categoria    1 Comment

Il cuore di Efrosina (seconda parte)

Il cuore di Efrosina, seconda parte

 

 

Carlo le va di fronte. Le pare delusa, si spinge col sedere sul tavolo. Le parla, come se stesse belando, che il proprio nome non gli piace.

«Ma non è vero, il suo è da vero uomo…» la donna lusinga e muove le dita per esprimersi al meglio. Mostra le lunghe unghia molto curate. Poi ricorda le chiacchiere. E si pente dell’ultima frase.

«A me non è mai piaciuto. Ma non mi dai del tu?».

«Sì sì certo, mi scus… Che scema, e che…», s’impaccia.

«Ma no, dai. Capita spesso anche a me. Colpa della mia professione, che impone distacco».

«Quanto dura il mio periodo di prova?» cinguetta. Apre la borsa. Carlo trasecola. «Ma c’è scritto sul bando» starnazza lei sbiancandosi in volto «eventuale periodo di prova».

«Eventuale» rimarca serio. «Mi parli delle sue peculiarità» le dice con moto d’imperio «L’ascolto. Mi dica, mi dica» insiste freddo. Il volto di Efrosina si accende così tanto da far concorrenza ai capelli: lui sta prendendo le distanze? Ma cosa crede? Le chiede di darsi del tu, la fa scoprire; poi fa lo stronzo? «Va bene signor Carlo» vistosamente sdegnata «Io ho tutto in regola. Non ho voglia né tempo da perdere, controlli pure. Faccia le sue domande. Ma non mi prenda in giro» tesa come se stesse per piangere. Che reazione! Cavolo di carattere per quest’uomo abituato ai visi delusi, alle più brutte situazioni. «È stato un malinteso» La rassicura «Va tutto bene». Si parlano. Si scusano tutt’e due insieme incespicando le parole. Ridono. Cala la tensione. Carlo fa forza sui palmi. Siede sul tavolo. Per non sporcarle i jeans sposta i piedi. Lei riapre la borsa. Si soffia il naso «È che non sono abituata ai colloqui diretti» confessa.

«Cosa fai nella vita Efrosina?».

«In questo periodo collaboro con riviste online», più disinvolta. «Solo questo?». «No. Aiuto mia cognata al bar. Ho un bambino da reggere tre volte a settimana» riprende forza.

«Come: “un bambino da reggere”?» curioso.

«Baby sitter» precisa la donna, di nuovo un po’ in ansia.

«Ah ok» fa lui tornando al suo posto. «Puoi prendere se non ti dispiace da bere?» con breve cenno del dito, quindi afferra le carte, rilegge di lei. «Serviti pure. A me acqua tonica e gin». La donna dapprima non trova, poi intuisce che qualcosa è nel frigo lì in basso. Si china.

«Sono disponibile a fornire le più ampie referenze» Ad alta voce Carlo «Bene bene» soddisfatto alza gli occhi, vede nuda parte della schiena. I calzoni che le cedono. La pelle chiara. Lo spettacolo è un tatuaggio, la maglia è sipario. Non si distingue il tema. «Ti aiuto io». D’impeto lascia la pratica. Due passi e le è dietro. Un affresco la mela morsa. È colpito dalla parte integra del frutto che si infila nel perizoma. Il picciolo si avventura nel solco, pallido. Non si vede altro… ma non stacca gli occhi, deglutisce: «Tu cosa vuoi?». Sceglie i liquori. Le si contorce intorno. «Ne prendo due?», parla con la testa chissà dove Efrosina, si alza e si volta, una lattina per mano, schiacciandosi di petto sul ventre di Carlo. Con la bocca gli colpisce il mento. Si ritrae, le mani involontariamente sull’inguine. Perde equilibrio, un barattolo rotola. Si è aggrappata al polpaccio di lui. Lo stringe con forza. L’uomo l’afferra sotto l’ascella, la riporta in piedi. «Uno è sufficiente» soffia senza lasciare la presa. Lei ringrazia imbarazzata. Gli toglie la mano ripensando ai reciproci palpeggiamenti. Gli occhi azzurri sorridono impassibili. La invita a brindare, alla carriera, ma non le dà del tu. Efrosina ha un ghigno sul volto. «Mi è difficile dare del tu in ufficio» si scusa Carlo schioccando le labbra «Meglio che tu lo sappia». Versa ancora, già prima ha abbondato col gin. Bicchieri in mano la invita a seguirlo. Un bel divano contornato da specchi fa mostra di sé. Il cuore di Efrosina si calma; lui le offre un altro cin cin, che non si sente di rifiutare. Si bagna appena le labbra e fa per posare il suo drink. «Non ti piace?», esclama Carlo finto offeso «Peccato», e glielo sottrae, lo svuota. È allibita, anche perché lui insiste col bicchiere mezzo vuoto ch’era il suo. Efrosina se lo scansa più volte dalla bocca, ride, infine manda giù. «Non c’è gusto ad abusare di ciò che piace» sussurra sorniona, pulendosi col dorso della mano.

«Ah sì? A proposito, sai che ho visto i tuoi tatuaggi?» confessa Carlo «Purtroppo mi manca la fine…» aggiunge con malizia.

 

Continua… 

Lug 24, 2012 - Senza categoria    1 Comment

Il cuore di Efrosina, Prima parte

Il cuore di Efrosina è un racconto breve nato per il “Concorso Saffo” sezione “Casanova”, lo posto qui dividendolo in brevi parti per poterlo condividere con voi. Non credo sia troppo spinto, ma solo chi lo leggerà potrà giudicare.  

 

 

 

Il cuore di Efrosina (prima parte) 

 

Efrosina è inquieta. I graffiti sul muro la colpiscono… Per lei ogni cosa qui è ambigua; ad esempio cosa ci fa il mobile bar in questo luogo? Due sole poltrone poi… e perché quella porta mezza aperta? Pare ci sia un letto, là dentro; e vi si accede solo da quest’ufficio. Qui vi si dovrebbero svolgere solo colloqui di lavoro. Si fa molte idee, sa che deve respirare, riflettere. Forse sono pregiudizi quelli che cova. Lei è solo una delle tante. Lo sa; ma è convinta di avere delle doti non comuni. Non solo per i capelli rossi, lunghi. Li ha raccolti a coda di cavallo; le scoprono il viso artificialmente lucido, il volto spigoloso risalta. Il suo sorriso è di mera convenienza. Le gambe le si accavallano senza sosta. «È brutto il mio nome vero?», mentre parla si rende conto di squittire: vorrebbe una voce più dolce, sensuale. Invece un forte senso di inadeguatezza la prende. La fa star male. «È antipatico, lo so», insiste a colpi di tosse: «I genitori a volte mettono certi nomi». Oggi proprio non si sopporta. Ripete gli stessi concetti un’infinità di volte. Non dovrebbe. Ma le viene. Un nervoso: sposta di nuovo le gambe. Vantaggi di non avere la gonna. La poltrona zoppica. Il dondolarsi è spontaneo.

Lo sguardo maschile è attento. Per lui è scarsità d’equilibrio. Anche interiore. Con cenni della mano la incita. Vuole che si apra. Che si sbottoni. Metafora che si trasforma in immagini mentali: le belle labbra non producono nulla di interessante. Un sorriso illumina i pensieri del professionista. Dovrà dare giudizi seri su di lei. Etica e deontologia interessano alla Società. Né seno né sedere. Non è mai caduto in tentazioni. «Non ha importanza il tuo nome» bofonchia alzandosi «È desueto. Non è brutto». Lei si rincuora. «Sono le persone a volte ad essere antipatiche» aggiunge Carlo; si passa la destra sui radi capelli, brizzolati. Come palme d’argento ondeggiano su un’isola deserta. «Il nome famoso lo fa la persona… Non il contrario». Continua a parlarle, lentamente. La ragazza osserva quell’individuo affabile dal mare negli occhi. Tenebroso quanto basta. La induce in soggezione. Indecisa su come dire ciò che sa. Troppo importante quel colloquio. Lei è bella sì, ma come tante altre donne non ancora sfiorite dalle rughe. Il rossetto eccede, unge. «Avrò successo nella vita anche con questo nome» parlando increspa le labbra e ne esaspera le curve superiori «Perché io ho i miei studi, le mie capacità. Non sono altezzosa. Sono sincera. Questo è ciò che penso». «Non nutro dubbi sulla sua sincerità» tuba Carlo andando in finestra. «Così farà carriera». Smorfia scettica alle spalle di lei. Guarda in strada. Efrosina non si volta. Resta seduta alla scrivania di fronte alla sedia vuota.

«La sincerità è una gran cosa. Ma ci vuole ben altro signorina… dico bene?». Non c’è nessun altro in ufficio. È tardi. L’orario non l’ha scelto lui. Caso ha voluto che tutti e due avevano impegni prima.

«Sì. Giusto; sa che ho dimenticato il suo nome?».

«Non credo. Non ho l’abitudine di dirlo. Uso il cognome sul lavoro». Fa per riandare al proprio posto. Qualcosa lo ferma: nella scollatura si intravvedono i seni, lisci, di certo perfetti. Ciò che lo colpisce è a destra, alla fine dell’abbronzatura, un camaleonte in agguato. Sbircia. Il capezzolo è la preda, ne è quasi certo. «Carlo. Carlo Fucchi» riprendendo fiato. Il profumo che emanano le sue ciocche di fuoco è intenso.

«Diamoci del tu» si sente dire Efrosina, il fiato di lui sul collo. Solleva la palpebra destra. Intercetta la mano. Forza l’occhio a seguirla. Sente una leggera pressione sulla spalla. Il cuore le batte oltremodo.

 

Continua… 

Lug 3, 2012 - Senza categoria    6 Comments

Non è un momento

 

Quando

Hai le stelle

Sul volto

La falce è accesa

È appesa

A balzi

Mi senti tuo

Ed è lì che ti raggiungo

Tra contrastanti diamanti

Socchiusa

Hai il colore dei brividi

T’accendi

Fremiti

Incoscienze

Nel tempo

Nello spazio

Non è un momento

La non sofferenza

È altro piano

La nostra esistenza

Da fatti

Silenti

Pervasa