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Ago 7, 2012 - Senza categoria    1 Comment

Il cuore di Efrosina, terza ed ultima parte

Il cuore di Efrosina, terza ed ultima parte 

 

 

 

«Come? Quali? In che senso la fine?», chiede allarmata. «Fammela vedere dai», insiste lui. Resta fredda; dell’eccessiva licenza accusa l’alcol. L’atmosfera gela. Efrosina non sa che fare. «Neanche in piscina si vede la fine» azzarda «Mi dispiace; però dai, si intuisce,vedi? Che…» scopre il ventre perfetto. Il disegno di un grosso cuore inizia dall’ombelico. Carlo strabuzza: «Bellissimo» s’avvicina «Bello bello».

«Vuoi vedere l’ultimo?». A quelle parole l’uomo pensa sia tutto un gioco. Annuisce, ma in modo fiacco, a far intendere che non è importante. Efrosina s’alza la maglia. Sotto al reggiseno, a sinistra, c’è una tazza. «Fantastica», esclama estasiato, allunga il collo; con il dito chiede di vedere il resto. Al cenno di diniego insiste: «Però il camaleonte non l’ho visto b…». Non finisce, bloccato dalla maglia che va in alto, e poi sul sofà. «Non pensare a male», gli fa notare che non traspare nulla. Lui alza le spalle. Il rettile a destra si vede quasi del tutto. «Tranquilla, a me interessano solo i tatuaggi», con le dita fa scorrere l’intimo in basso. Lei cambia respiro. La lingua d’inchiostro ghermisce il capezzolo. Un rivolo di tinta caffellatte si versa dall’altro. Capolavori come piacciono a lui; si chiede se Efrosina sappia… dei propri gusti, di certe sue manie: «Nel nostro ambiente la prima cosa che si viene a sapere delle persone sono le preferenze sessuali. Non le capacità». A quelle parole lei con naturalezza si alza, fa scorrere i jeans, toglie le scarpe. Lui la raggiunge, sfiora con le dita i colori sino ai rosei bottoni, ne sente ingrossare la forma. Lei manda un verso e si ritrae appena, scettica, ancor più quando lui le va dietro, con l’indice segue il picciolo sin nell’oscurità. Efrosina trasale, il perizoma le scende a mezza coscia, Carlo si slaccia la cinta. «Ma cosa fai?» esclama allarmata. Lui con un angelico: «Ma non comprendi?» le sposta la rada peluria; gioca nel cuore umido. Lo schiude. Lei si tira dietro, fino a sentire la parete col sedere, poi con le spalle. Parla con voce soffocata: «Cos’è che non avrei capito?» mentre la mano le va a proteggersi sotto. «Ti prego» scongiura ansimando impacciata.

Ma l’uomo si toglie scarpe e calzoni: «Amo i tatuaggi, guarda». Dal proprio femmineo tanga trasbordano miti, armi ed arnesi. «Io sono un professionista» dice semiserio un attimo prima di leccarle le immagini sul corpo, poi tra un bacio e un altro sussurra: «Non farei nulla contro la mia carriera». Segue il caffè che sa di donna, salta il ventre, nel cuore insiste. Lei è frastornata, stordita. «No, basta! tu non sai…» quasi urla vedendolo togliersi l’intimo. Ma là sotto il capolavoro la prende. «È Eros», risponde Carlo al dito di lei. È ad un palmo dal dio. «La loro passione genererà Piacere, il loro figlio», le spiega, la scena, Psiche, i personaggi. Si indica la freccia, tesa. Efrosina non può non notare i particolari. Come il tutto interagisca con l’erezione. È stupita. «È un lavoro fantastico, Carlo. Ma il mio cuore è integro» sorride smaliziata, «Ho fatto un voto: resterò vergine».

Sorpresa: gli occhi azzurri non brillano più. Neppure quando ripassa lieve i rilievi del camaleonte. Lei di scatto si scansa. Gli dà le spalle. Lui sconfitto abbassa il capo.

«Conosci la storia di un certo eroe svizzero?», pigola femminea, ondeggia verso il divano. È allegra, ma per poco; muta espressione, trasale. Una mano forte sulla spalla la sorregge. Un’altra sul fianco la trae a chinarsi. Allo specchio è diversa; non è sempre sbagliato abusare di ciò che piace, pensa allo sguardo sempre più animalesco del novello Guglielmo Tell. Non di stupore spalanca la bocca. Si sente scuotere. Quasi urla. Nel corpo. Nell’anima. Sulla spalliera s’afferra. Suo malgrado mugola. Asseconda il ritmo; ascolta il maschio che si lamenta, si tende convulso. Lei invasa chiude gli occhi, la mano libera a proteggersi il cuore di sotto. Ancora una volta inviolato.