Archive from settembre, 2013
Set 28, 2013 - Senza categoria    No Comments

Mica dormo, io. Post secondo

Mica dormo, io. Seconda parte 

Agitando poi le mani, con minuzia di particolari, tra baci e sussurri indecenti, per dirmi come avrei dovuto prepararle io, con la lingua, spingermi oltre, come fa lui. Pronte per lui, diceva, spiegando che la complicità in amore è il peperoncino nel sugo. Finché si sfoga con la fantasia, pensavo, lasciamolo fare. Gli faceva bene… Le prime volte però, una vergogna. Nomi inventati, anche di uomini, presi in giro, presi a caso. Qualche volta ricominciava da capo e per eccitarsi simulava fino a farmi schifo cosa avrebbe permesso a quelli di farmi. Si trasforma Marcello, quando fa l’amore. Il suo approccio è tenero, è dolce. Poi il più porco dei porci. Solo a parole, per fortuna. Non capisco che se l’è portata a fare ‘sta Gina. A lei pure l’aperitivo… Ma perché c’è venuta? Non sapeva che avrebbe trovato anche me? Troia. Non mi va giù di averla dovuta pure servire. È una esibizionista: ha alzato il calice come un’attrice, guardandoci, lei quasi in mezzo, a me e a lui, di sottecchi. Non ci sono cascata, e no belli miei. Non bevo mentre lavoro. Così non ho brindato. Certo un goccetto sì, un dito appena, perché insistevano. Ed eccomi qui ad aspettarli, per chiarire, una volta per tutte. Questo è un posto tranquillo. C’è una chiesetta con i cipressi ai cancelli, pare un cimitero. Non si vede il tramonto. Non mi importa. Non sono romantica. Buono per le coppiette. Chissà se hanno fatto l’amore. Come lo avranno fatto? Immagino Marcello, a sbavarle addosso. Di sicuro la prima volta in macchina. Lui non ama gli alberghi. Questa ce la vedo; una così i vestiti se li toglie dappertutto. Anche oggi era mezza nuda. Mi sto bagnando cavolo. Piove. Sarebbe stato meglio vederci in casa. Ma il vigliacco vuole che anche lei sia presente, per rispetto credo non l’avrebbe portata. Io ho accettato, ma cosa ho da spartirci io con lei? Per risposta gli darò l’ultimatum. Non lo voglio più vedere. Tutto si deve portare via. Eccoli. Gesticolo. Fate attenzione, la pozzanghera. Va be’. T’accosti? Vai piano, che cavolo. Ai loro indecifrabili cenni faccio per salire. «Aspetta», cigola Gina mentre scende al volo. Monta dietro. Vicina a me. Che tipa. Penso e ripenso. Un vero motivo non lo trovo: «Fa l’autista Marcello?», chiedo seria. Lei la vedo tranquilla. A proprio agio. Prende un pacchetto di gomme dalla borsa, ne offre. Non ne voglio. Mio marito invece grugnisce: «C’è la curva. Dammela tu», con il suo solito tono, brusco, imperativo. E Gina che se la stava per mettere in bocca, appena finita di scartare, si contorce verso di lui, portandogli la mano davanti la bocca senza farlo distrarre dalla guida. Marcello usa la lingua. Con quella ghermisce tra le dita di lei, che si volta, a guardarmi. Mentre si ritira al proprio posto vede il mio anello, sorride come se lo conoscesse, lo sfiora. Sulla mia pelle le sue dita si attardano. Umide, è la saliva di Marcello, realizzo, m’imbarazzo. Ci fermiamo. Un semaforo in disuso. Mio marito fa scendere il finestrino di destra. Parla con qualcuno, troppo scuro fuori, non si vede chi. Con voce roca, colpi di tosse, arriva il saluto di questo personaggio surreale, dai denti color fumo, dalla barba non fatta, bagnata dalla pioggia. Risponde prima Gina, io stono; voce flebile la mia. Lei, con quest’uomo, m’appare stranamente calda. Mio marito gli dice di sbrigarsi, di salire. «Conosci Silvano?», chiede a me. No. Non lo conosco. «Un collega. Dovresti conoscerlo», insiste al mio mutismo. Mi gelo quando Gina e Silvano scavalcano tre quarti di schienale per abbracciarsi. Bacio tipico di due che si rivedono dopo tanto tempo. O due che fanno la pace. Da fratelli, sì, ma tra una guancia e l’altra io noto labbra che si sfiorano. Ora m’è vicino, anche troppo. Faccio uno sforzo di memoria. Lui mi osserva, a lungo; i suoi occhi mi sondano a impulsi. Sarà uno dei nuovi operai? Il viso non mi dice nulla. Che ha del viscido non vorrei dirlo. «Piacere, Giovanna», dico infine. Gli do la destra. D’istinto col viso mi sposto dietro.

Continua…

 

Set 22, 2013 - Senza categoria    1 Comment

Mica dormo, io. Post primo

Questo racconto è nato per un concorso di letteratura erotica. Non avendo ancora avuto riscontro alcuno lo pubblico qui nel mio blog, attendendo vostri graditi commenti. 




Mica dormo, io. Prima parte

 

 

 Che strano effetto m’hanno fatto, stavolta, le gocce. E sono calmanti, figurati se non lo erano; mi sento agitata, ecco, vedi? Parlo pure da sola. Oggi al bar, appena ho capito che non era da solo, stavo per esplodere. Per fortuna ho la boccetta sempre appresso. Le ho prese prima, e altre venti anche dopo, quando sono andati via, ché a vederli fare i piccioncini m’ha fatto una rabbia. Doppia dose. Che dovevo fare? Ucciderlo? Marcello è pur sempre mio marito, cazzo! Certo che venire da me, all’ora di pranzo, con quella, nel momento che c’è più da fare… C’è troppo fango per strada. Le calze mi si fanno caffellatte quando piove; non avrei dovuto vestirmi di bianco. Senti che capelli, faccio schifo, mi sembro una pezzente, una barbona; ma che mi sta succedendo? Provo a indovinare. Devo dedicare più tempo a me stessa. Questo pomeriggio tutto di fretta, per chi poi? Mica temo confronti io con quella là. Lui invece stasera mi sente. Dovevo lasciarlo, quella volta, quando tra il comodino e il letto ho trovato l’agendina mezza aperta. Il numero di telefono m’è saltato agli occhi, col nome scarabocchiato. Mica dormo, io. Ho chiamato. M’ha risposto quella puttana: «guardi che ha sbagliato numero», voce stridula, nevrotica. Non me l’ha voluto ripetere il suo. Mi gioco la testa che era giusto. Alla terza volta ha detto: “chiamo mio marito”. Un poliziotto. Bel trofeo. Marcello invece ha fatto l’attore. Non mi son fatta toccare per un mese. Per risposta tre anni di corna m’ha rifilato. Eh, ma io l’ho cacciato! Così è stato lui a dovermi pregare. Che voleva tornare, parlare, chiarire. L’ho fatto penare un bel po’. Avrà sofferto? Quando ci siamo rivisti ho pianto. Lui, con i suoi modi, i suoi abbracci, vibranti, che fanno sciogliere, anzi proprio liquefare. Come potevo non riandarci subito a letto? Il suo odore dappertutto. Il sapore in bocca, per ore. Se ci ripenso mi torna la voglia. I capezzoli mi bruciano solo al pensiero. Ma ora basta. Non sono Minuetto io. Se ha voluto scoprirsi del tutto vuol dire che è finita davvero. É una nullità Gina, ma cosa ci trova in questa bionda appariscente? Non gli farà mai quello che gli faccio io. Peggio per lui. Ha passato il segno; non riesco a togliermela dalla testa, oggi a mezzogiorno, che zigzagava per i tavoli come una modella ubriaca. Titubava. Forse perché avevo le posate in mano? Paura di me? Mi viene da ridere. Quelli son coltelli che neppure tagliano, e poi, come poteva sapeva se ero o no io? Gli avrà mostrato la mia foto? Ma no, e poi non conosceva il posto, perché solo quando l’ha scorto, là seduto, ha allungato il passo. Al suo cenno gli si è accomodata a fianco. Marcello le stava dicendo qualcosa con le labbra appena aperte, senza indicarmi, senza far gesti. A lei non interessava di farsi notare; parlava a voce alta, tanto che da dov’ero io riuscivo ad afferrare qualche sua parola. Ad un certo punto lei mi fissa, fa un gesto verso di me, senza vergogna. Volevo urlare. Ho dovuto reprimere e avvicinarmi e prendere l’ordine. Una bottiglia e tre bicchieri. Ho sempre creduto che fare il porco per lui fosse un gioco. Come il toccarmi dappertutto parlando delle altre.




Continua… 

 

 

 

 

Set 14, 2013 - Senza categoria    1 Comment

Per non sentirmi perso

 

Espressione

Non a caso

Del tuo sorriso

 

Che ti viva

Sul viso

O in un verso

 

Per non sentirmi perso

Non me ne basta un sorso

 

 

 

Sergio Moretti

Set 7, 2013 - Senza categoria    1 Comment

Federica

 

Federica

 

 

Descritta d’amore

Pazza di morte

Bella di vita

Di giorno e di notte

Che tutti poi cerchi

Rammenti che esisti

Nei pensieri più spinti

Nei timidi incubi,

affetti, passioni

Di chi ti ha portata

Al mare o nel letto

 Dentro di sé.  

 

 

 

 

 

 

 

Sergio Moretti