Archive from dicembre, 2014
Dic 22, 2014 - Senza categoria    No Comments

Acqua o oro? Come difendersi da queste vere e proprie istigazioni alla violenza? Non certo con il suicidio…

 

Acqua o oro? Che si siano messi d’accordo con la previdenza sociale? Così la gente si uccide e non debbono pagare nulla? Né cassa integrazione, né mobilità, né pensioni? Cosa accade? Come è possibile se negli ultimi anni uno ha regolarmente, rateizzando nei casi più esosi, pagato e avuto riscontro che era tutto in regola. Errori? Contatori fuori controllo? Ma se era tutto in regola come è possibile mandare altri conti di anni passati, quando neppure operava questa società idrica che oggi c’è? Acea ato 2. Cosa hanno venduto loro i comuni? Da pazzi scriteriati mandare ben oltre i 7.000 euro, a casa di operai, ex oramai, disoccupati. Non ho dato da bere a cavalli, non ho coltivazioni. Basta lamentele. Sto solo appuntando. Non ho voglia di far lamentele. Vorrei solo dire che non si può torturare la gente. I giorni prima di Natale poi. Non basta perdere il lavoro? Venire licenziati? …anche se in base ad un accordo. Che ancora non so se accetterò o meno. Vedere discorso esodati. Oggi pomeriggio mi hanno fatto davvero star male. Ed ho pensato a quanta gente sta come me, peggio di me; c’è chi si ammala sul serio; chi muore; chi si suicida, certo. Non so come farò né ciò che accadrà. Quando vado a far reclami di solito è peggio. Di fronte alle prepotenze mi altero. Posso ribadire che questa società sta sfuggendo all’uomo? Qui si sta distruggendo ogni residuo di umanità. La cosa brutta è che ce ne se accorge quando ti tocca. Come l’incidente stradale o la malattia grave che portano alla morte, quando capita a chi ti è vicino. No non a te, beh, perché in quel caso tu non ci sei. Quindi ti vien da pensare a chi si ne è andato. Chi con molti soldi. Chi senza neppure quelli per il funerale; e ragioni su quanto sia prezioso vivere una vita serena, se ci riesci. Se ci riesci, a riprendere a pensare, magari scrivi qualcosa, stai un poco meglio, un poco, solo un poco. Sino a quando?

Dic 18, 2014 - Senza categoria    No Comments

Tremenda Missiva

Attendo da ieri la lettera di licenziamento.

Occorre sistemare le questioni burocratiche e ogni pratica prima della fine dell’anno. Pena restare incappato nella nuova legge, denominata “Fornero”. Giornata estenuante: dopo 35 anni di lavoro tutto questo fa stare non bene. E di come sono stati questi anni, quanta umanità e quante vicende in quei luoghi di fronte mi sono passati, i morti, i sopravvissuti, sarebbe da scriverci un romanzo. Non è detto che non si farà, che non mi ci cimenterò. Sono interiormente stravolto. Eppure nessuno riuscirà a togliermi il sorriso. Nessuno nessuno. Farò altro nel frattempo. Scriverò, leggerò; avrò tempo, purtroppo, per le mie passioni.

Torno al dunque: dalla mattina del 17/12/2014, che sarebbe ieri al momento che scrivo questa, è iniziata l’epopea di due raccomandate a me intestate. Quelle tipo multe arrivano subito, infatti la maledetta me l’han data oggi alle cinque. Invece quella speditami con sistema speciale, “Raccomandata (1)” sta scritto, che prevede più d’una prova di consegna o la scelta di poterla avere in ufficio postale, non si trovava più. Già da ieri con mio sollecito e richiesta telefonica, come da loro previsto, avevo optato per la seconda scelta. Eppure nulla. Scomparsa! Su imbeccata del solerte impiegato allo sportello, che mi ha fornito non gentilmente l’indirizzo dei “colleghi sì ma di un’altra parrocchia”, parole sue, sono partito con la macchina, andato a questo benedetto centro smistamento dove regnano i postini.

Ho spiegato loro ogni cosa. Erano quasi le 18. Non mi si filava nessuno. Di fronte ai loro dinieghi e impossibilità varie esclamo: “Vabbè’ ”, due che sono nell’entrata principale mi stanno ascoltando: “io non è che debbo denunciare alcuno”, spiego a questi, “ma siccome la mancata ricezione in tempo di questa Tremenda Missiva mi complicherà quasi certamente un bel po’ del futuro della mia vita, meglio che vado a far mettere a verbale questa vicenda, sempre che non sia tardi anche per i carabinieri”. “Scusa un attimo”, fanno a me, quindi entrano in un ampio spazio che intravvedo al di là di una vetrata. Chiacchiericcio. Et voilà; puff! “Attenda che gliela stanno preparando”…  

Dic 11, 2014 - Senza categoria    No Comments

La solitudine, ovvero, meglio la solitudine che niente.

 

Ciao, dove vai? Aspetta, ma quanta fretta! Non scappare, che devo, ecco: Di Dio. Tu sei Di Dio. No. Non sono matto. E non mi interessa la tua blusa. È che da lontano non riuscivo a leggere chi sei. Sei di turno tu stamattina? Non mi abituerò mai a questo calore. Insopportabile; ma, scusa, ti debbo qualcosa? Sì, dico a te, sto parlando con te, mica col muro. Come perché? Ti debbo qualcosa sta nel senso se ti ho fatto qualcosa, qualche sgarbo…mi sono accorto sai? già da prima: io mi avvicino per leggere, e tu ti allontani. E adesso lo hai fatto di nuovo. Non eludere le mie domande, si sa che non esistono muri. Non parlo col muro è un modo di dire. Non conosci i modi di dire? Vuoi che ti lascio andare? Senti, Di Dio, anche a me piace star solo. Sto sempre da solo. Un cordiale insieme e due chiacchiere, ogni tanto, che cavolo, non si negano neanche al Diavolo. A proposito, non so come ti chiami. Il nome, certo, il nome. I cognomi eccoli, li portiamo addosso. Non mi far ripetere le solite cose. Sono stufo di banalità, frasi fatte. A me piace parlare di cose nuove, di facce nuove, di ciò che può apparirci oscuro, di ciò che ci incuriosisce. Ad esempio, perché il nostro nome di battesimo non è menzionato, insieme al cognome? Scompare, quando si torna qui. Calma, amico. Sei nervoso? Sei saltato. Come mai? A te non interessa nulla eh? Va be, io rispetto il parere degli altri; è che a me dispiace che tu dica che i miei ragionamenti sono triti e ritriti. Cose vecchie. Cose dell’altro mondo. Comunque, mi chiamo Sante, Purgatori Sante. Ridi? Se mi prendevano in giro, dici? Sì, va be’, da piccino, qualche volta. Adesso siamo adulti. Chi ci fa più caso. Ora siamo al di sopra, di queste cose. Stai sempre solo perché ti vergogni del tuo nome? Cambialo, per tanto poco. La solitudine uccide anche le ombre. Hai detto ti chiami? Caronte? Dai, non ci credo che ti chiami Caronte. Sarà un secondo nome. È un soprannome? No, eh? È proprio il tuo nome, eh? Era ubriaco papà tuo all’anagrafe? Col cognome che ti ritrovi ti mette Caronte? Ma davvero è un nome Caronte? Un nome vero, intendo; aspe’…Che sto a fa’? Come che sto a fa’, una ricerca al volo faccio, ci metto un attimo, un secondo. Che faccia! Sembri mio padre. Sto sempre con queste diavolerie in mano? Tu come fai saperlo? Mmh, che mi spii? Fatto, trovato: Climaco, Clinio, Clodomiro, che minchia di nomi, no, vedi? non c’è. Ci dev’essere per forza dici? Ah ecco che cretino che sono, ce ne sono altri qui: Calogero, Camillo, Candido, Candidio, salto, come salto? Ho saltato? Ah, nel senso che devo saltare, hai ragione, scusa, ma se alla nascita ci avessero affibbiato un numero non era meglio? a che servono i nomi? Cazzo di nomi che esistono: Canziano? Va be’ questo è normale: Carlo, Carmelo, anche questo è comune, dalle mie parti, Carmine pure, Caronte, cazzo aahah, allora esisti davvero. Caronte. Su quest’altra colonna stavi. Ecco a voi Caronte Di Dio e Sante Purgatori, la coppia dell’anno. La coppia divina, ahahaha. Cazzo. Scusa. T’ho schizzato? Non l’ho fatto apposta. Deriderti? Ioo? Tu non ridi mai? Hai la coda di paglia? No, tu non prendi mai fuoco. Inutile che ti incazzi. T’ho sbruffato la divisa? E che sarà mai? Per uno schizzo stai facendo un casino del Diavolo. Portala in lavanderia, pago io. Ahahha anche il camicione, non me ne ero accorto. Ti sei fatto nero come un tizzo. Dovrei essere io incazzato. Mi dai un altro cordiale, Gigi, per favore? Sì sì, io, incazzato con me stesso, perché non mi faccio mai i fatti miei. No, non ce l’ho con te, no. Solo che, dico, a te non capita mai di ridere? No Gigi non dico a te, dico al nostro amico qui, a Caronte Di Dio. Che ti ridi, Gigi, Caronte è un amico, mica ci porta sull’altra sponda, ahahah ma no, non è ricchione. Gay, gay, lo so che si dice gay, chiedo scusa a tutta la categoria, sono uno rispettoso io. Gigi, certo che sei proprio ignorante. Caronte è il traghettatore. Sì, a Messina, minchia dici? All’inferno ti porta, il vero Caronte, se esiste, no a Messina. Non lo conoscevi prima? Come non l’hai mai visto? Mo lo conosci, è lui, quest’uomo è Caronte. Si chiama Caronte Di Dio. Ti trovo un nuovo cliente e tu me lo tratti così? Vedi? Se ne va. Sta prendendo il largo. Me lo hai fatto scappare, e io adesso? Di nuovo solo. Ha arraffato le bustine di zucchero e non ha preso nulla da bere? E che ci posso fare. Hai ragione caro Gigi, della gente non ci si può fidare. Fai bene a restare nell’ombra. Meglio la solitudine, che restare delusi. Ti promettono. Tu ti fidi. Nasci. Ambisci ad una vita felice. Ma non ci son santi. Nessuna garanzia. Guarda il fatidico sì. L’amore. Uniti finché morte non vi separi. Insieme a te sarà il Paradiso. Invece, alla prima occasione, ti cadono in basso. Trascinati nel gorgo. Fregati da giuramenti insulsi. Maledetti. Solo promesse. Che non hai visto Caronte? Marinai da quattro soldi.

Allora Gigi questo cordiale? Quello di prima sapeva di niente.

 

 

 

 Sergio  Moretti